Cabtutela.it
acipocket.it

Westworld è la serie di cui tutti parlano, la più attesa della stagione, la serie che si è vantata di poter sostenere il peso dell’attesa delle ultime due stagioni di Game of Thrones. WW è il tipico pezzo altisonante di televisione sul quale, quel producer seriale che è J.J. Abrams scalpita per mettere le mani sopra. La scelta di J.J. di affidare alle mani sapienti di Jonathan Nolan (il fratellino di Christopher) e consorte (Lisa Joy) per la sceneggiatura, è poi chiara indicazione della fiducia riposta dalla produzione nel fatto che la tv is the new cinema.\r\n\r\nDagli anni ’00, infatti, la realtà cinematografica ha cominciato a spillare in quella televisiva e ad oggi, tra crossover, produzioni dalle cifre astronomiche e attori imprestati dal grande al piccolo schermo e viceversa, è diventato sempre più difficile distinguere un medium dall’altro.\r\n\r\nWestworld alimenta questa contaminazione; nei contenuti, nell’estetica, nel budget smisurato di cui dispone, la serie si presenta come un prodotto cinematografico. Non a caso la serie è l’adattamento dell’omonimo film del 1973 (Westworld in patria, Il mondo dei Robot in Italia), esordio dietro la macchina da presa di Michael Crichton.\r\n\r\n\r\n\r\nIl figlio in cellulosa dell’autore di quello che sarà il fenomeno Jurassic Park, l’opera da lui tanto voluta, sceneggiata e diretta, è un film fantascienza dalle tinte distopiche. Westworld, è nella serie e nel film, un mondo popolato da androidi supersofisticati e dalle sembianze umane creati per assecondare le fantasie degli ospiti in carne ed ossa che lo visitano. Mentre gli appettiti sessuali e gli exploit violenti in cui gli ospiti amano indugiare si consumano su schermo, nei robot comincia presto a crescere coscienza del loro ruolo e della loro esistenza che porterà seri scombussolamenti nella realtà perfettamente oliata e ovattata di Westworld.\r\n\r\nLa serie ammicca così ad uno scenario in cui le macchine si ribellano agli umani e in cui il confine tra una categoria e l’altra si fonde inevitabilmente man mano che la bussola morale dei protagonisti diventa sempre più appannata. Una trama insomma, non esattamente originale si potrebbe pensare, se non fosse che le reminescenze illustri in WW sono assolutamente intenzionali.\r\n\r\nIn un panorama delle serie TV in cui i network tendono a sfruttare una certa mancanza di originalità in favore di prodotti in grado di attirare una smisurata fanbase, riesumare il cult di Crichton sembra, infatti, niente meno che una scelta di marketing. Ancor meglio se l’opera originale è anni luce avanti al suo tempo e ha il merito di aver influenzato una sfilza di film popolari e aver anticipato il concetto di intrattenimento interattivo. Come notato dalla moglie di Nolan e co-sceneggiatrice della serie Lisa Joy, il film del ’73 ha, infatti, il primato di aver presentato una realtà virtuale più vicina ai giochi di ruolo dei nostri anni che agli arcade game dei suoi anni. Crichton ha inoltre previsto, con straordinaria lungimiranza, che un giorno avremmo cercato di ‘costruire interi mondi intorno ai nostri appetiti e popolarli con la sottocategoria definitiva’, gli schiavi robot.\r\n\r\nPartendo da un soggetto del genere la serie può difficilmente sbagliare. Se però il riciclo creativo è celebrato nell’odierna cultura pop, lo sterile scopiazzamento non è perdonato. Westworld e la sua ambiziosa produzione hanno quindi, una responsabilità enorme, quella di rendere ciò che è vecchio, nuovo e scintillante. Da quanto si vede nei primi due episodi, posssiamo dire che HBO e i coniugi Nolan ci siano in buona parte riusciti.\r\n\r\nIl primo episodio di WW si apre grandiosamente sulle distese polverose del West per poi fare un passo indietro e concentrarsi su coloro che tirano le fila dei robot, i creativi, i tecnici, gli investitori del parco. Il secondo invece si concentra di più sugli ospiti, alla ricerca di sè stessi in un mondo che diventa sempre più reale e non solo realistico. Tuttavia, il focus principale di entrambi gli episodi è sull’inconscio dei robot, un punto di vista particolare che discosta nettamente la serie dal film. Lo sforzo degli autori di dare uno spessore ai protagonisti robotici è infatti chiaro fin dalla scelta del cast, che vede facce note come James Marsden e Evan Rachel Wood impersonare due degli umanissimi androidi.\r\n\r\nCamminano tra di noi ma non sono come noi, diceva il tatuaggio sul braccio muscoloso di Jack di Lost e l’oracolo ambulante travestito da sexy dottore aveva ragione. Eppure a guardarli, i robot di Westworld non sono peggio degli umani che li hanno creati. Sono, invece, più realistici e tormentati dei cloni di Battlestar Galactica, sono motivati nella loro sete di vendetta per le torture che sono state inflitte loro da un genere umano che si diverte sadicamente alle loro spese, abusando dei loro corpi, godendo nel farli a pezzi e ammucchiarne i cadaveri.\r\n\r\nCosì la prospettiva è ribaltata e assume un significato nuovo e affascinante anche per gli appassionati del genere, per quelli che hanno visto tutto. Infine, Westworld sembra l’ultimo tassello di un puzzle del panorama sci-fi di cui J.J. Abrams è il padrone incontrastato. L’unica cosa che resta da vedere è se la serie riuscirà a non far arenare la macchina genera soldi di HBO in un pantano di cliffhanger stagnanti e misteri irrisolti. La sfida che gli si pone davanti, è in altre parole, quella di affermare una sua poetica, distinta dal film, con uno stile dal gusto sadico vicino a GOT, la fanbase di Lost e la profondità del character design di Battlestar Galactica. Facile, no?\r\n\r\n 


© RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE RISERVATA - Borderline24 Il giornale - Ti invitiamo a usare i bottoni di condivisione e a non copiare l'articolo.

ConfagricolturaBari
CattolicaBari

LASCIA UN COMMENTO:

Scrivi il tuo commento
Il tuo nome qui