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Aveva abbandonato il programma di protezione dei collaboratori di giustizia per tornare alla vita di criminale e aveva puntato il rione San Pasquale per rimettersi in “attività”. Ma il suo ritorno in attività è durato pochi giorni, quando il clan Fiore ha saputo che Orazio Porro aveva imposto ai negozianti del quartiere il suo pizzo è partita la spedizione punitiva. Un’azione eclatante, un’esecuzione nel cuore del quartiere, tra le bancarelle di un mercato rionale stracolma, un proiettile esploso alla testa da posizione ravvicinata. Così la mattina del 25 marzo del 2009 fu ucciso Porro, la squadra mobile oggi è convinta che a sparare fu Antonio Moretti, oggi 34 anni, già detenuto nel carcere di Lecce per altri motivi. La polizia è arrivata a Moretti, elemento di spicco della cosca Fiore e braccio destro del boss defunto Giacomo Caracciolese, grazie alla collaborazione di alcuni pentiti e stamattina ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare. Proprio Caracciolese fu inizialmente accusato del delitto ma poi assolto perché riuscì a dimostrare che mentre Porro, 57 anni, veniva ammazzato lui era in ospedale. L’omicidio fu volutamente eclatante perché Caracciolese, approfittando dell’assenza del boss storico Giuseppe Fiore, detenuto, volle così prendere la leadership del gruppo criminale e dimostrare a residenti e agli stessi affiliati alla cosca chi comandava.


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