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Riepilogo delle precedenti puntate: lui e lei hanno avuto un bimbo, lui è un biker lei no. Non credo che esista un momento ben definito in cui una persona decida di diventare un motociclista, biker si nasce non si diventa, poi c’è chi fa coming out e si compra la moto e invece chi per un motivo o per un altro decide di reprimere quell’istinto primordiale che spinge l’uomo a sfidare se stesso e a giocarsela ogni volta che monta sulla moto.

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Lo stereotipo vuole che il motociclista sia quasi totalmente folle, uno a cui gliene frega poco della sua vita e che mette a repentaglio la vita degli altri…vorrei capire qual è il percorso che ci porta a queste conclusioni prima di trarle gratuitamente, perché il più delle volte veniamo dipinti così da qualcuno che in moto non è mai salito, o se lo ha fatto, non è nato motociclista. Il fatto che sia pericoloso lo sappiamo ed è vero, inutile nasconderci dietro un dito, ma ci sono due tipi di pericoli: quelli dovuti ad una nostra incoscienza e quelli dovuti al fatto che per molti automobilisti, sulla strada abbiamo lo stesso peso specifico dei moscerini, solo che facciamo più casino quando ci spazzano. Sui primi non c’è molto da dire: se l’adrenalina che scorre nelle vene vale più di un figlio che aspetta a casa, più di tutte le volte in cui si è fatto l’amore, più di tutte le birre bevute con gli amici e più di tutti i tramonti che si potrebbero guardare restando in silenzio abbracciati a qualcuno che si ama…ok allora che si dia gas, che si prenda quella curva come se non vi fosse un domani, sentendo il profumo dell’asfalto e puntando con lo sguardo quel puntino lontano che per tutti gli altri è l’orizzonte. Speriamo solo che ci si faccia male da soli, perché gli altri non hanno colpa se qualcuno è nato un po’ pirla. Poi invece ci sono i pericoli che dipendono dagli altri, da quelli per i quali siamo solo dei balordi, e non importa se con la moto andiamo piano, se usiamo le frecce per comunicare a chi ci circonda che stiamo per svoltare, se camminiamo con le luci accese anche di giorno perché non ci vede nessuno, (gli unici che ci riescono sono le forze dell’ordine), se ne fregano se siamo in corsia di sorpasso, perché nella loro testa noi siamo le moto… “possiamo frenare”… “devono passare prima loro”, e poco importa del nostro bimbo che ci aspetta a casa per provare il nostro casco e i nostri guanti, poco importa di nostra moglie che è a casa ad aspettarci ansiosa, perché noi non lo sappiamo, ma c’è una sorpresa…di cui ci dovremo prendere cura per il resto della vita, e se ne sbattono dei nostri sogni dei nostri progetti, perché siamo solo gli “stronzi” con la moto.

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Voglio ricordare agli automobilisti che anche loro possono essere nostri fratelli di strada, anche loro possono essere motociclisti. Quando guardi lo specchietto retrovisore prima di svoltare…sei un motociclista, quando mantieni la distanza di sicurezza…sei un motociclista, quando spegni gli abbaglianti di notte se infondo scorgi un solo faro che avanza…sei un motociclista, quando ti lasci sorpassare e togli il piede dall’acceleratore…sei un motociclista, quando rimani nella tua corsia…sei un motociclista, quando ci lasci spazio sotto il cavalcavia durante un temporale…sei un motociclista, quando non parcheggi sui nostri posti…sei un motociclista, quando ci saluti dal lunotto della macchina del tuo babbo, tu bambino non lo sai ancora, ma da grande sarai motociclista.

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Buona strada ragazzi.


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