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Dal traffico alla raccolta differenziata, al verde praticamente inesistente. Bari ha perso diciotto punti rispetto allo scorso anno nella classifica Ecosistema urbano di Legambiente ed è scivolata all’84esimo posto (su 104). Legambiente boccia il capoluogo pugliese quindi e lo definisce invivibile. Il sindaco Antonio Decaro si affretta a rispondere e a fare alcune precisazioni, mentre la città – di fatto – per gli ecologisti è in zona retrocessione.

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Traffico e inquinamento atmosferico

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Sul trasporto pubblico urbano, il primo cittadino spiega che il dato resta uguale a quello degli altri anni, mentre peggiora sensibilmente quello sulla qualità dell’aria addebitabile sicuramente al graduale peggioramento della qualità dei trasporti extra urbani. “Se i cittadini che dai comuni della provincia non possono fare più affidamento sui treni – spiega Decaro – è ovvio che scelgono di usare l’auto privata per venire a Bari e la qualità dell’ambiente ne risente“.

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Obiezione fondata, ma fino a un certo punto. Una parentesi dovrebbe essere aperta anche sui trasporti pubblici di casa nostra: pericolosi, spesso in ritardo tanto che lavoratori e studenti sono costretti all’utilizzo dell’auto, con i disagi che ne conseguono. Lo stesso Decaro ne aveva parlato in campagna elettorale: “Le città ricche sono quelle in cui la mobilità funziona. E la mobilità ha anche una valenza sociale perché ricuce le zone più periferiche della città con il centro, evitando di creare ulteriori fratture sociali“. Da allora, sono trascorsi due anni e mezzo e ha ragione il sindaco: “Sul trasporto pubblico il dato resta quello degli altri anni“.

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Rifiuti

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Sul fronte dei rifiuti e della raccolta differenziata è difficile che i baresi abbiano cominciato a produrre più rifiuti, visto anche il saldo della popolazione del 2015 – prosegue Decaro – ma è evidente che Bari assorbe un fenomeno importante, quello della migrazione dei rifiuti”. Secondo il sindaco ci sono cittadini dei comuni vicini, dove è partito il porta a porta, che lasciano la loro immondizia nei cassonetti del capoluogo regionale. Per Decaro non c’è dubbio (si sarà avvalso di buoni investigatori?): del resto la maggior parte delle sanzioni per abbandono dei rifiuti vengono elevate nelle zone periferiche. Quindi le discariche a cielo aperto nel quartiere Libertà o a Carrassi (tanto per fare un esempio) non sono di responsabilità dei residenti o dei ritardi dell’Amiu?

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Decaro conclude: “È ovvio che questa postazione (84esima su 104) è una sfida per noi e in questi anni stiamo investendo in tutti questi settori che sono sicuro ci porteranno a raggiungere ottimi risultati (bike sharing, autobus nuovi, raccolta porta a porta, nuove piste ciclabili) ma il contesto intorno deve migliorare”.

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Speriamo allora che migliori presto. Ci piacerebbe che Bari fosse una città dove “il verde è un elemento di ricucitura fisica e sociale, soprattutto nelle periferie” (citazione dal programma elettorale di Decaro Sindaco). E ancora, che fosse una città “dove qualificare il modo di costruire e di pensare i quartieri: luoghi belli da vivere, lontani anni luce dai quartieri dormitorio” (citazione del programma di Decaro). Per tutto questo e anche per una città dove sia garantito almeno un trasporto scolastico dignitoso per i nostri ragazzi, a quanto pare ci tocca aspettare. E chissà quanto. Intanto è troppo facile cercare colpevoli trasformando i pendolari nei nuovi untori.

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