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MangAmi

Come si svolge la giornata tipo di un agente dei Falchi?

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“Inizio il mio turno la mattina in ufficio alle 8:00, con i miei colleghi prendo disposizioni in base a quello che è successo il giorno prima in città, saliamo in moto e iniziamo a pattugliare la città”

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Ma sono giri liberi o avete delle zone prestabilite?

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“Copriamo le zone in base al numero e al tipo di crimini commessi in esse. Questo per esempio è un periodo in cui stiamo tenendo d’occhio il quartiere San Pasquale perché è aumentato il numero di scippi, quindi stiamo battendo molto quella zona.”

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Quindi in realtà il vostro è un lavoro “postumo”…dopo che ci sono stati dei reati in una zona, voi la coprite per scongiurare il ripetersi di certi fatti?\r\n“Non solo, anche per cercare di arrestare chi ha commesso quei reati grazie alle segnalazioni dei cittadini. Altrimenti se succede qualcosa all’improvviso, siamo i primi ad intervenire, ad esempio sulle rapine, sullo spaccio e questioni riguardanti la droga.”

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Il problema degli stupefacenti è ancora una piaga qui da noi?

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“La droga? Adesso è diminuta o meglio, sono diminuiti i reati…non vengono più pagati come una volta. Adesso anche la persona che viene arrestata con un chilo di cocaina viene messa ai domiciliari, purtroppo il sovraffolamento nelle carceri crea questo genere di situazioni che non sono per nulla rassicuranti.”

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Ti sei fatto un’idea di come sta mutando il contesto criminale a Bari? Com’è la situazione in città?\r\n“E’ cambiata rispetto al passato. E’ aumentata la droga e questo ha fatto diminuire drasticamente il numero di scippi e rapine. E’ da molti anni che opero in questa città e prima di scippi e rapine ne facevano una decina al giorno, adesso ne fanno uno ogni due giorni però è aumento lo spaccio di droga, solo che per il motivo che ti dicevo prima, gli stupefacenti non fanno notizia purtroppo.”

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Avrai notato che siamo qui fermi da un po’ e sicuramente attorno a noi ci saranno almeno quattro se non cinque spacciatori. Se tu adesso ne vedi uno, scendi dalla macchina e lo arresti che succede?

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“Succede che la legge non ci aiuta. Ti spego come si svolge un arresto se vuoi”

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Certo

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“Vado lì, lo fermo, trovo degli stupefacenti addosso e lo arresto. Subito dopo lo porto in ufficio, gli viene fatta una perquisizione completa e poi devo iniziare a compilare una serie di verbali. Il soggetto viene identificato e fotosegnalato, poi controllo il peso della droga che aveva con sé, capisco di che reato si tratta, perché potrebbe essere spaccio o detenzione e questo dipende dalla quantità e dal fatto che abbia o meno soldi addosso. Facciamo finta che debba accusarlo di spaccio, lo step successivo è quello di chiamare il magistrato, il quale decide se questa persona deve essere portata in carcere o agli arresti domiciliari in base a una serie di articoli di legge, la maggior parte delle volte lo stesso magistrato opta per i domiciliari proprio perché posto nelle carceri non c’è.”

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E poi che fine fa il detenuto ai domiciliari?

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“Diciamo che è qui che inizia la rogna per noi…”

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In che senso?

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“Nel senso che il giorno dopo l’arresto si procede al processo per direttissima, ma per farlo due agenti devono andarlo a prendere. Io e il mio collega, quelli che in pratica lo hanno arrestato, non possiamo andarci perché dobbiamo essere in tribunale per testimoniare. Quindi quattro agenti che in quel momento dovrebbero pattugliare la città in realtà sono bloccati in tribunale dalle 8:00 alle 12:00 se ti va bene. Questo se il soggetto arrestato è uno solo. Se dovessero essere due, ci vogliono quattro colleghi che li vanno a prelevare dal luogo in cui scontano i domiciliari e due in tribunale per testimoniare…sei agenti per due persone. Lascio a voi giudicare. All’atto dell’arresto perdiamo mezza giornata a compilare dei verbali, quelli dovrebbero bastare come testimonianza, anche perché di quei verbali relazioniamo tutto al magistrato di turno, e sappi che la maggior parte delle volte che noi andiamo in tribunale, ci andiamo a vuoto perché il magistrato non chiede neanche di sentirci…siamo lì a disposizione.”

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La violenza è dappertutto ed è insensata. Ce ne vuole a dirlo perché pure io ho ucciso. Ma io saltavo i banconi e lo mettevo in conto. Se andava male, sapevo che sarebbe toccato o a me o alle guardie che mi inseguivano sparando” sai di chi sono queste parole?

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“Sì…di Renato Vallanzasca”

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Come le giudichi sia da un punto di vista umano che da un punto di vista professionale? 

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“Purtroppo la maggior parte della gente che fa parlare di sé nella cronaca nera, diventa un mito. Loro fanno parte dello show business, un poliziotto morto no. A noi ci fanno un funerale e poi dopo un giorno non ci ricorda più nessuno, se muore un criminale fa più audience.”

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Hai parlato di criminali e di agenti di polizia caduti in servizio, voglio farti una domanda ma sei libero di non rispondermi: Se ti dicessi “I fratelli Savi”…cosa mi risponderesti?

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“Una delle pagine più vergognose del nostro corpo. Erano tre membri della famigerata Banda della Uno bianca e due di questi erano poliziotti. Tra i tanti morti che hanno seminato c’era anche un ragazzo, un carabiniere di Ruvo di Puglia di 22 anni, Cataldo Stasi…davvero non ho parole per descrivere certa gente. Alla fine noi non ci fidiamo di nessuno, neanche tra colleghi…forse solo di quelli con cui lavori a stretto contatto. Ognuno di noi è entrato in polizia per un motivo diverso: c’è chi come me che lo ha fatto perché aveva degli ideali, ma conosco anche colleghi che sono poliziotti semplicemente perché cercavano uno stipendio, altri perché lo hanno voluto i loro genitori. Ognuno di noi ha delle motivazioni diverse, certo la maggior parte è qui perché crede nel suo lavoro e nella divisa che indossa, ma c’è sempre la pecora nera in ogni famiglia, perché non dovrebbe esserci nelle forze di polizia?”

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Vorrei concludere questa intervista ricollegandomi alle tue parole di poco fa: ”Chiunque commette un reato diventa un mito”. Vogliamo dire alla gente che i buoni siete voi?

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“Io spero che dopo questa nostra intervista la gente alla vista della Polizia la saluti con un sorriso e non che si allontani o si giri dall’altra parte come purtroppo succede molto spesso. Noi siamo qui per aiutarvi e se serve sacrifichiamo la nostra vita lasciando mogli e figli per difendere dei perfetti sconosciuti…spero che le mie parole facciano più rumore di qualunque altro preconcetto che molti hanno nei nostri confronti. I buoni siamo noi!!!”

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Prima parte dell’intervista


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