Oltre al danno, la beffa. Succede a una signora barese che, al momento di percepire la pensione, si rende conto di ricevere più di quanto dovuto. Rivoltasi al Caf ed effettuato il ricalcolo della cifra, la signora – ex dipendente pubblica – segnala l’errore  agli uffici baresi dell’Inps (ex Inpdap). La cura, però, si è rivelata peggiore della malattia: “Hanno quantificato il mio debito in 4mila euro – denuncia la signora – e hanno immediatamente predisposto che venisse mensilmente detratta una somma dalla mia pensione”.

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Ma le brutte sorprese per l’ex dipendente pubblica non sono finite: da settembre, infatti, si è accorta di pagare le tasse proporzionate alla pensione percepita indebitamente e non alla sua effettiva pensione. La risposta dell’Inps? “Signora ci dispiace ma i conteggi per la sua posizione sono stati fatti fino a febbraio. Dovrà aspettare”.

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Un problema comune

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“Mi sono sentita umiliata perché sto pagando per un errore che non è dipeso da me –  continua la signora – succede a tante persone che si ritrovano a dover restituire cifre enormi. Quando ho telefonato al call center nazionale, mi hanno detto che qualche giorno prima la mia telefonata, hanno raccolto la segnalazione di  una persona che aveva accumulato 18mila euro di debito con l’Inps. I soldi si accumulano velocemente, se si aspetta che gli uffici correggano da soli l’errore”.

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“Problemi del genere sono all’ordine del giorno – spiega il patronato Uil – molti dei ricorsi che facciamo sono proprio per degli errori sulle pensioni”. “Questo errore non sarà il primo, né l’ultimo” ci confermano dalla segreteria dello Spi.

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“A quanto pare – conclude la signora –  a Bari l’onestà non paga, anzi, fa accumulare debiti. Io che ho lavorato 39 anni e 3 mesi, prenderò una pensione minima, pagando anche il massimo delle tasse. Ho fatto ricorso, ma dubito che rivedrò mai quei soldi”.

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