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NSi è concluso il convegno internazionale di studio “Tra Oriente e Occidente: istituzioni religiose a Barletta nel Medioevo (secoli XI-XV)“, tenutosi nella splendida Basilica di San Domenico, il 25 e 26 novembre. L’iniziativa è stata organizzata dal Centro Studi Normanno-Svevi, dall’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari e da quella della Basilicata; curatori scientifici sono Luisa Derosa, Francesco Panarelli e Victor Rivera Magos.

NQuest’anno, nel quale si è avuto il Giubileo straordinario della Misericordia, è stato per Barletta un anno di eventi culturali e di alto valore scientifico che la Diocesi ha sentito il bisogno di sostenere: oltre al convegno, la mostra delle stauroteche (cioè reliquiari destinati a contenere resti della croce di Cristo) inaugurata il 12 Luglio scorso, e un seminario sui legami tra Barletta e la Terrasanta, tenutosi a settembre.

NCome ha sintetizzato in conclusione Pasquale Cordasco, direttore del Centro Studi Normanno-Svevi e professore di Diplomatica presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, al centro del convegno è stata la policentrica Barletta, un insediamento che era tanto città quanto una “non città“, che non era sede episcopale, che aveva un porto non confrontabile con quello delle città vicine, ma che al contempo era civitas, e centro di importanti attività economiche, culturali, e che si collocava come ponte tra Oriente e Occidente. Nell’ambito della tematica del convegno si sono trattati diversi argomenti, che rivelano anche la vivace complessità delle realtà dell’epoca. Oltre che sulla storia della città e sulla formazione della chiesa locale, i relatori hanno conferito circa gli ordini monastici e quelli cavallereschi (riguardo i quali, Barletta ha avuto un ruolo di importanza centralissima per tutta l’Italia meridionale), sulla formazione del patrimonio monumentale. Le relazioni con le vicine città (ad esempio Trani) e col Papato e col potere temporale sono stati elementi che sono ritornati più volte nei vari contributi.

NTra i tanti motivi di pregio del convegno, c’è stato pure quello per cui – come ha spiegato la  Pina Belli D’Elia, già professoressa ordinaria di Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” – si sono considerati per l’occasione solo un territorio e un periodo di tempo dall’estensione limitata. Questo ha permesso quindi di esaminare con grande minuzia e sotto diversi punti di vista l’area così delimitata, evidenziando anche interrelazioni tra le diverse analisi. Si è così offerto uno spaccato che potrebbe pure presentarsi altrove (senza ovviamente negare la validità di altri approcci metodologici).

NI contributi dei vari relatori andranno poi a costituire gli atti del convegno, che ha anche portato alla luce nuovi territori di studio (ancora da esplorare) e per i quali si richiederanno ulteriori approfondimenti. In conclusione, si è trattato di un’iniziativa che si colloca su di un percorso già tracciato, che sta producendo risultati apprezzabili e duraturi per il territorio, e che fa di Barletta una sorta di laboratorio e un modello che si spera possa trovare pure applicazione altrove.

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