Roberta GialloIl nuovo singolo di Roberta Giallo si chiama Amore amor: il brano, assai delicato, prelude al suo prossimo album, L’Oscurità di Guillaume, la cui uscita è prevista per gennaio.

Non si può proprio definire Roberta Giallo “con tre aggettivi”, come si dice in uno dei suoi pezzi più noti, Via di Qua; l’artista è cantautrice, pittrice, scrittrice, performer teatrale, autrice, e molto altro ancora. Questo suo essere così poliedrica lo si può apprezzare tanto dai progetti che ha portato a compimento negli anni, come dai suoi video o anche da quanto sui suoi canali social. Originaria di Senigallia ma trasferitasi a Bologna da oltre un decennio, Roberta Giallo ha cominciato a studiare musica da piccolissima e può vantare numerose esperienze artistiche e collaborazioni di rilievo, come quelle con Lucio Dalla, Samuele Bersani, e Pupi Avati.

Roberta GialloAmore amor è un brano che si colloca fuori dal tempo, e sta riuscendo a comunicare questa sua essenza a tanti.

È andata più o meno così: in una notte di qualche anno fa ho scritto un brano sul divano, “ispirata e basta”. Mi trovavo in uno stato di “veglia”, in quel lasso di tempo che ci separa dal sonno, stavo per crollare! Eppure qualcosa mi teneva sveglia; la dolcezza di un arpeggio, suonato su una piccola tastiera che tenevo sopra le ginocchia, mentre me ne stavo sdraiata sul divano, cercando di ascoltare le parole e la melodia di un’emozione che si stava facendo spazio. Immersa nel sentimento di quel preciso momento in pochi minuti è nata Amore amor, come se le parole mi fossero state suggerite, mi piace pensare, da uno spirito antico. Allora ero reduce da un amore devastante, tanto enorme quanto distruttivo, ma nello scrivere devo aver rievocato le sensazioni che avevo provato quando tutto era “sbocciato” nella sua pienezza e nel suo candore: lo stadio più roseo  del sentimento. L’amore, secondo me, quando è avvertito con tutta la sua forza promette l’Eternità, ci fa avvertire il mondo sconfinato che a poco a poco ci inghiotte dentro un sogno – che è poi il nostro – e quanto più grande è il sogno, tanto più “il cielo ti sembra più grande”, come dice la canzone. Ho ragione di credere che in quel momento mi sono sentita come la prima donna sulla terra che cantava l’amore alla maniera dei miti e delle favole, solo che al posto di una candela ad illuminarmi nella notte c’era una piccola abat-jour! La luce, le ombre, la notte,  la forte malinconia generata dalla mancanza che a sua volta amplifica il desiderio: ecco, tutto questo mix deve aver alchemicamente generato questa canzone… E solo dopo averla scritta ho capito perché! Nulla di intenzionale mi ha portato a scriverla, se non l’ispirazione. E per me l’ispirazione è una cosa prioritaria. Se non c’è non si scrive! Poi, in un secondo momento, ho capito che avrei potuto inserirla nell’album al quale stavo lavorando, assegnarle “un capitolo”, il capitolo “più roseo”. E così è stato. Di questo brano esistono due versioni, una primigenia-minimale, che conserva il momento dell’ispirazione piano-voce(quasi più vicina ad un’aria lirica che ad una canzone); l’altra invece è una versione più ricca di elementi, “più pop”. A me piace definirla una “ballad senza tempo”

Quanto c’è di autobiografico nelle canzoni di Roberta Giallo?

Le mie canzoni sono una costante autobiografia in movimento, distribuita in “piccoli capitoli”. Anche quando non racconto di me in un certo senso racconto di me: non ho modo di sfuggirmi! Poi, naturalmente, ognuno in una canzone può leggerci quello che vuole, ma devo essere onesta: se interpreta bene, è me che sta leggendo. Anche per questo motivo, per raccontarmi in modo costante, ho “creato” una formula di canzone-estemporanea che chiamo “autoritratto dinamico”; trattasi di una sorta di diario esistenziale cantato, improvvisato, dove nulla viene scritto prima, e parole e note nascono simultaneamente. Se date un’occhiata al mio canale YouTube ne troverete tanti, e forse capirete meglio di cosa sto parlando… e anche come “sono fatta”.

Quanto sono importanti i colori nell’arte di Roberta Giallo?

La musica è connessa ai colori e i colori alla musica, proprio come le espressioni del viso di chi parla sono connesse a ciò che sta dicendo. Quel che intendo dire è che l’universo creativo mette in gioco contemporaneamente i nostri sensi, le nostre percezioni. Quel che a me interessa ricercare è l’armonia composita tra le cose. Se canto e suono, io mi muovo, e le mie movenze non sono distaccate da quello che canto, fanno parte della stessa performance. Non amo dividere i processi, piuttosto amo combinarli. Cerco di spiegarmi meglio: quando ho in mente una canzone, ho in mente quasi sempre delle immagini, a volte un colore e basta, a volte una specie di corto cinematografico. Ecco perché per me un mio concerto non è mai “un concerto e basta”, mi piace sconfinare, andare oltre ciò che è canonico. Mi piace ispirarmi con una musica per giungere ad un’immagine o viceversa! Dipingere un quadro e poi scriverci una canzone! Così, allo stesso modo,la mia musica non è “di genere”, un genere non lo ha! perché i generi si rimandano, si richiamano, anche in uno stesso pezzo. Sperimento, assemblo, cambio colore!

Si capisce subito che Roberta Giallo è un vulcano di idee. Ne è rimasta ancora qualcuna che le sfugge e che vorrebbe realizzare in un prossimo futuro?

Oltre al disco, ai concerti, al teatro, alla pittura, ai video, alle rassegne che organizzo… Non escludo di salire con una bicicletta sopra una fune tesa e finalmente dichiararmi funambola! Scherzi a parte, ho davvero molte idee e molti progetti che bollono in pentola, moltissimi. Spero mostrarveli presto! Uno di questi sarà un romanzo.

Cosa può anticipare del disco in uscita a gennaio? Cosa intende in particolare, quando dice che “non comprende tutte le parti di me”?

Del mio disco, L’Oscurità di Guillaume, posso rivelare che si tratta di un disco assolutamente autobiografico in cui racconto una storia d’amore dalla sua genesi alla sua fine. Anzi, più che “fine” direi “smaterializzazione”, che è un po’ diverso. I sentimenti eterni non hanno fine: basta riascoltare un pezzo ed è possibile riconnettersi a quello stato dell’anima che ha provato certe cose, nel passato, nel presente, nel futuro… A questo, secondo me, servono le canzoni, a farci viaggiare nel tempo, rendendoci eterni, insieme alle nostre emozioni! Quando dico che il disco non comprende tutte le parti di me intendo dire che è un disco “tematico”, ovvero racconta un preciso momento della mia vita, un capitolo. Tanti altri capitoli restano fuori, ma chi mi seguirà, a poco a poco, potrà avere accesso al resto dei capitoli, a quelli già scritti, e a quelli che sto ancora scrivendo!

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