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Sono le ultime ore di lavoro di un normale venerdì milanese. Nella Banca Nazionale dell’Agricoltura ci sono ancora una sessantina di persone tutti attorno al tavolo che si trova nella sala centrale della banca. Sotto quel tavolo, tuttavia, qualcuno ha posizionato una borsa nera con all’interno 7 chili di un potente esplosivo a base di nitroglicerina, la gelignite, di quelli che comunemente si usano nelle cave. Il timer segna le 16:37, ed è proprio quella l’ora in cui un forte boato riecheggia nella città.

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Da quel momento comincia l’inferno: nell’edificio una voragine ha preso il posto del grande tavolo ottagonale, mentre tutt’attorno corpi, vetri, caos. Tuttavia questo atto terroristico non si ferma a piazza Fontana. Altre quattro esplosioni ci saranno di lì a poco: a Roma all’interno della Banca Nazionale del Lavoro di via San Basilio, sull’Altare della Patria e all’ingresso del Museo del Risorgimento, e a Milano, questa scoperta per tempo e saranno gli stessi artificieri a far brillare la bomba della Banca Commerciale Italiana.

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Con questi attentati comincia il periodo che viene ricordato con il nome di “Strategia della tensione”, inizialmente collegato alla pista anarchica e le cui indagini si spostarono successivamente su alcuni esponenti del gruppo padovano dell’ Ordine Nuovo coinvolgendo, inoltre, esponenti dei servizi segreti.


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