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Morì dopo tre operazioni negli ospedali di Bari e  Taranto, i genitori ora chiedono nuove indagini per accertare “tutte le responsabilità” per la morte della loro figlia, l’agente di polizia penitenziaria,  Valeria Angela Lepore, la 27enne di Toritto deceduta nel luglio del 2014.\r\nDopo la denuncia della famiglia la Procura di Bari aveva avviato l’indagine per omicidio colposo, iscrivendo nel registro degli indagati 20 medici del pronto soccorso di Manduria dove la ragazza si era recata per un malore all’addome, del Santissima Annunziata di Taranto e del Policlinico di Bari dove era stata poi ricoverata e sottoposta alle operazioni per la rimozione di un calcolo renale, poi ad una craniectomia e infine ad intervento di impianto di un polmone artificiale.\r\n\r\nAll’esito delle consulenze tecniche la magistratura barese aveva chiesto l’archiviazione per i sette medici baresi e trasmesso le carte per competenza alla Procura di Taranto perché valutasse la posizione degli altri 13 sanitari coinvolti nella vicenda. La magistratura ionica ha chiesto il rinvio a giudizio per i due medici tarantini che avevano eseguito il primo intervento chirurgico e due diversi archiviazioni per gli altri.\r\nLa famiglia della vittima, difesa dall’avvocato Maria Grazia D’Ecclesiis, ha proposto opposizione ad entrambi i Tribunali e le cause saranno discusse tra febbraio e marzo del prossimo anno.\r\nSecondo i genitori di Valeria “i medici hanno deciso la condanna a morte di nostra figlia, sbagliando diagnosi e cure”. A sostenere la battaglia giudiziaria della famiglia c’è anche l’associazione di volontariato Valeria Lepore presieduta da Rosario Polizzi, nata dopo la morte della 27enne di Toritto, che ha come obiettivo quello di mettere a punto proposte di legge che garantiscano “buona sanità e buona giustizia”.


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