Per epicondilite, o “gomito del tennista”, si intende un  dolore nella regione esterna del gomito che ne limita i movimenti, tanto da rendere impossibili alcune semplici azioni della vita di tutti i giorni. E’ comunemente definita “gomito del tennista” poiché il gesto sportivo del tennis può essere responsabile dell’infiammazione all’epicondilo che determina il disturbo.

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E’ una patologia frequente che colpisce non solo gli sportivi, ma anche molte categorie di lavoratori, soprattutto chi utilizza il mouse, poiché il movimento non corretto e ripetuto dell’articolazione e la continua sollecitazione dei muscoli estensori ad ogni click, determina uno stress della zona interessata.Tra le categorie lavorative più a rischio troviamo infatti: operatori di video terminali, informatici, ma anche barbieri e parrucchieri, meccanici, idraulici e muratori, imbianchini e carpentieri.

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L’epicondilite si presenta con dolore alla palpazione nella regione esterna del gomito, che si acutizza con alcuni semplici movimenti di prono-supinazione come avvitare una lampadina, chiudere un vasetto di marmellata, chiudere a chiave o anche semplicemente dare una stretta di mano. Il dolore può anche irradiarsi dal gomito lungo l’avambraccio, accompagnato da una sensazione di debolezza di tutto l’arto superiore. Non va mai sottovalutata la possibile compresenza di disturbi cervicali che determinano un interessamento del plesso brachiale e dunque un’irradiazione del dolore dalla regione cervicale al braccio.

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L’epicondilite è fortemente correlata a disequilibri della biomeccanica articolare che determinano un sovraccarico dell’articolazione del gomito con conseguente infiammazione dei tendini che collegano i muscoli dell’avambraccio sulla parte esterna del gomito. Il perpetuare di attività e gesti che sollecitano queste strutture tende a rendere cronico il disturbo.

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L’epicondilite è infatti una patologia di difficile risoluzione, non tanto in relazione alla gravità del quadro clinico, ma piuttosto per la tendenza dei pazienti a sottovalutare il dolore nelle fasi iniziali, continuando a sovraccaricare l’articolazione già infiammata.

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Il primo approccio, molto spesso FAI DA TE, consiste nell’assunzione di FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei), che può essere efficace per quanto concerne la risoluzione momentanea del dolore in fase acuta, ma non risolve la patologia di base, che quindi tenderà a ripresentarsi in futuro. Anche l’applicazione di ghiaccio locale per 10 minuti al giorno, più volte al giorno, può dare sollievo. Al persistere della sintomatologia VA SEMPRE contattato uno specialista, al fine di ottenere una diagnosi corretta e un rapido e corretto approccio diagnostico-terapeutico.

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La fisioterapia è sempre un ottimo alleato, coadiuvata da alcune terapie strumentali come ultrasuoni,  laserterapia e tercarterapia, effettuate da mani esperte, in grado di  ridurre la sintomatologia dolorosa e risolvere il quadro infiammatorio.

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Gli ESERCIZI attivi e passivi della catena rachide cervicale-spalla-gomito-mano, sono FONDAMENTALI per poter agire sui disequilibri biomeccanici causa della patologia, portando ad una risoluzione definitiva del disturbo. In alcuni casi specifici anche le ONDE D’URTO, da sole o associate a terapie strumentali e/o infiltrative, sono un’ottima arma nelle mani dello specialista che con alcune sedute può andare ad agire direttamente sulle strutture muscolari e tendinee infiammate.


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