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“Sono terroristi”: la Procura di Bari chiede il processo per l’afgano Nasiri e i suoi amici

Pubblicato da: Vincenzo Damiani | Mer, 22 Marzo 2023 - 18:40
Nasiri, uno degli imputati
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L’Antimafia di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per i presunti terroristi arrestati lo scorso maggio al termine di un’operazione svolta dai carabinieri. Rischiano di essere processati in cinque: Hakim Nasiri, accusato di terrorismo internazionale e residente nel Cara con lo status di protezione sussidiaria riconosciuto il 5 maggio 2016; il 29enne afgano Gulistan Ahmadzai, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e domiciliato nel Borgo Libertà a Cerignola con lo status di protezione umanitaria riconosciuto nel settembre 2011; il pachistano Zulfigar Amjad, di 25 anni, accusato di favoreggiamento; il 30enne afgano Qari Khesta Mir Ahmadzai e il suo connazionale 28enne Surgul Ahmadzai.

Le accuse

Secondo la Dda, Hakim Nasiri e i suoi connazionali afghani Surgul Ahmadzai e Qari Khesta Mir Akhmazai si sarebbero “associati per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale”. L’inchiesta è stata coordinata dai procuratori aggiunti, Pasquale Drago e Roberto Rossi. Le indagini partirono quasi per caso, grazie alla segnalazione di un vigilante dell’Ipercoop di Santa Caterina a Bari che, nel 16 dicembre del 2015, insospettito da 4 stranieri che fotografavano la struttura, chiamò la centrale operativa dei carabinieri. I militari della compagnia San Paolo intervennero e scoprirono un afgano irregolare mentre realizzava un video con il cellulare.

L’inchiesta di Dda e carabinieri

I telefoni furono sequestrati e sottoposti ad analisi, nelle memorie fu trovato materiale ritenuto dagli inquirenti “schiacciante” dal punto di vista probatorio: un video dell’area interna dell’aeroporto di Bari-Palese, immagini di armi, di militanti talebani, file audio scaricati da siti web non accessibili a tutti con preghiere, proseliti e indottrinamenti di matrice islamica radicale, video con tributi ai parenti e amici detenuti nel campo di prigionia di Guantanamo. E poi foto di aeroporti, porti, mezzi delle forze dell’ordine, monumenti e alberghi: per gli investigatori quelli erano possibili obiettivi dei presunti terroristi.

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