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“Non sono un terrorista, non ho mai avuto alcun legame con l’Isis”.  Muhammad Alfredo, adesso, è disperato, il Tribunale per i minorenni gli ha tolto i 3 figli, la moglie è andata via per stare con i loro bimbi e lui non può allontanarsi da Turi, non può lavorare perché gli hanno sospeso la patente. La Dda di Bari lo accusa di terrorismo: “Non ho fatto nulla”, ripete a chi gli sta vicino. Il suo avvocato, Libio Spadaro, è convinto che il 3 aprile potrà dimostrare che “si è trattato di un equivoco”.

Le accuse che gli vengono rivolte da Digos e Procura sono pesanti, gli inquirenti sostengono che abbia abbracciato l’estremismo islamico, che fosse in contatto con esponenti del terrorismo internazionale: tra i suoi contatti su facebook, ad esempio, c’è un marocchino con passaporto italiano che è sorvegliato speciale perché ritenuto vicino all’Isis ed è stato anche in carcere. Ma lui, Muhammad Alfredo, 42enne camionista di Turi, continua a ripetere di “non conoscerli”, di “non avere nulla a che fare con loro”. Chi gli sta accanto descrive un uomo “molto provato” e pronto a fornire ogni spiegazione.

Sembra che proprio oggi abbia rinunciato alla sua lunga barba, tagliandosela, per dimostrare di essere stato frainteso, di aver anche esagerato in alcune dichiarazioni. Ad esempio quella sull’infibulazione alle figlie che, ora, sostiene che non l’avrebbe mai fatto.  L’inchiesta intanto prosegue, gli inquirenti stanno svolgendo accertamenti proprio sulla rete di amicizie e collegamenti del 40enne. Le perquisizioni hanno fornito agli investigatori della Digos nuovi spunti, è stato rinvenuto “materiale informatico” ritenuto “molto interessante”.


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