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Paola Veneto, barese di nascita e di cuore, a 20 anni, allegramente inquieta, ha lasciato la sua città. “Ho iniziato a lavorare mentre ancora studiavo all’università – racconta – con lunghi periodi all’estero per imparare più lingue e più vita che potevo. Dopo la laurea e un master in Spagna, sono stata in una ONG a Parigi, continuando comunque a scrivere per alcuni giornali e riviste italiani. Rientrata in Italia per motivi personali, è iniziata un po’ per caso l’avventura in TV, nel programma Porta a porta.

In seguito ho conseguito un diploma in sceneggiatura e ho iniziato a lavorare come autore nel tematico (rai sat e radio rai) per alcuni anni. Ma la mia passione è sempre stata la letteratura e farla vivere attraverso il teatro un sogno urgente. Ed eccoci qui. Scrivo anche di cinema su ifioridelmale.it, lavoro come consulente per fondazioni e organizzo laboratori culturali per ragazzi. Devo ammettere che non è facile tenere certi ritmi avendo due bambini ancora abbastanza piccoli, ma facciamo di necessità virtù: sono già appassionati di teatro e mi auguro presto mi urlino “più vita!” col vento fra i capelli.

Paola Veneto ha portato un’ opera di teatrale dedicata a Van Goh proprio nella terra di origine dell’artista.

Come la tua compagnia teatrale è arrivata in Olanda?

Nel 2010, sull’onda del successo del libro “Follia? vita di Vincent Van Gogh” di Giordano Bruno Guerri (edito da Bompiani) ho deciso di trarre una sceneggiatura teatrale dal testo narrativo. Non era la prima volta che mi cimentavo con un personaggio oggetto di studio di Giordano, due anni prima infatti avevo portato sulle scene una pièce originale su D’Annunzio, con un gruppo di teatro integrato (malati psichiatrici e operatori del settore). Van Gogh arriva in Olanda grazie all’Istituto Italiano di Cultura e a chi lo dirige, la Professoressa Callea, che si è innamorata del progetto che le abbiamo proposto.

Che esperienza state vivendo?

Celebrare Van Gogh nella sua terra di origine, in lingua italiana, ha un che di tremendamente eccitante. È un tributo di puro amore ma anche una sfida non indifferente, perché lavorare all’estero con strutture totalmente sconosciute , in tempi strettissimi, richiede una capacità di adattamento ed un’iniziativa non indifferenti.

Il teatro oltre confine: come si lavora fuori dall’Italia?

Posso affermare con un certo orgoglio che gli artisti italiani che appartengono al mondo del teatro, dagli attori ai tecnici, hanno pochi rivali. Speriamo di contribuire infatti, seppure in piccola parte, al crollo di certi stereotipi su di noi, molto forti all’estero e soprattutto nei paesi “nordici”.

Chi ti ha accompagnato in questa esperienza?

Gli attori Alessandro Parise, Antonio Gargiulo, Marco Paparella, Paola Tarantino, Vincenzo De Luca; il Maestro Giacomo del Colle Lauri Volpi, la danseuse Valeria Meoni, il nostro light designer Beppe Filipponio, il nostro illustratore Thomas Liera …solo a nominarli mi si gonfia il petto. Siamo tutti più o meno coetanei, ma ormai è un po’ come fossero anche figli miei. Vivere una passione così forte, insieme, è impagabile.


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