Ad incastrare i due uomini di 70 e 75 anni di Santo Spirito e Bitetto, accusati di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino rom di 13 anni adescato allo stadio San Nicola, sono state le testimonianze del gestore e di alcuni dipendenti di un bar di Bari. I due indagati, arrestati stamattina dai carabinieri dopo oltre un mese di indagini, erano soliti, infatti, contattare la propria vittima e portarla prima a fare colazione o mangiare un gelato. L’appuntamento è talmente fisso che, dopo il servizio della trasmissione Le Iene, insospettisce il proprietario del bar, che contatta i carabinieri.

La testimonianza del barista

“Queste due persone – dice nella denuncia – sono nostri soliti clienti e io li ho notati  poiché mi sembrava strano che quasi con frequenza giornaliera venissero nel bar e sempre in compagnia  di ragazzini diversi e, questo da circa un anno e quasi sempre nella fascia oraria pomeridiana dalle ore 16:00 alle ore 17:00. Mi ero così incuriosito che circa un annetto fa  chiesi a uno di loro il motivo di tale frequentazione e questi mi rispose asserendo che lo facevano per opera di bene”. E prosegue: “I ragazzini prendono generalmente sempre il gelato mentre loro gli adulti caffè e offrono sempre ai ragazzini le sigarette Marlboro mix; terminata la consumazione si appartano per qualche minuto nel bar – parlano con i ragazzini – e poi vanno via. I ragazzini sono sempre di sesso maschile e a volte vengono in due o in tre a seconda della giornata; e sono sempre dei rom, così ho avuto l’impressione  che siano del campo nomade. E’ stato il mio collaboratore del Bar a riferirmi che questi ragazzini che vengono in compagnia dei due sono soliti intrattenersi nello spazio della Stadio San Nicola, luogo solitamente dedito alla prostituzione, anche minorile, così come rilanciato dal servizio giornalistico delle Iene”.

Sesso in cambio di 5 o 20 euro

Il pm Marcello Quercia e i carabinieri non hanno dubbi: i due 70 anni sono “assidui e regolari frequentatori di soggetti di minore età, di nazionalità straniera (in particolare di etnia rom e estrazione est – europea), pronti a soddisfare i propri desideri carnali e le fantasie sessuali profittando della precaria condizione economica e del disagio vissuto dai ragazzini che, inconsapevoli o meno, venivano attirati dalla promessa e dalla dazione di denaro e/o di altre regalie (cibo, sigarette, ecc.)”. Dalle indagini emerge, come ammesso dallo stesso minore, che dopo i rapporti sessuali consegnavano alla loro vittima 5 o 20 euro.

La paura di essere arrestati

Durante le indagini, svolte tra febbraio e aprile, i due indagati temono di poter essere scoperti. Dopo la messa in onda del servizio de Le Iene hanno paura di essere fermati dalle forze dell’ordine e, così, cominciano a cancellare i numeri di telefono di altri minorenni con i quali, probabilmente, hanno avuto altri rapporti sessuali in passato. “Successivamente – si legge nelle carte dell’inchiesta – riaccompagnano il minore presso il citato campo rom e a seguire, evidentemente preoccupati da eventuali controlli delle forze di polizia che rileverebbero tracce di eventuali loro contatti non giustificabili, iniziano ad eliminare una serie di contatti telefonici registrati su materiale cartaceo (ennesima dimostrazione della elevata perversione degli indagati che hanno la disponibilità di un ampio panorama di giovani cui attingere a mò di riserva o serbatoio per appagare costantemente e senza soluzione di continuità i loro turpi desideri sessuali). L’azione di bonifica – si legge ancora – è posta in essere proprio perché i due non saprebbero giustificare il possesso di tali contatti ad un eventuale controllo.

Le intercettazioni

I carabinieri hanno messo le cimici nella loro auto e ascoltano le loro conversazioni: “Vedi se  strappi un po’ di biglietti, casomai la polizia trova tutti quei numeri”, dice uno all’altro indagato. Il riferimento è proprio ai numeri di telefono di altri minori. “Wualche biglietto che non serve strappa”, incalza. “Se il piccolo – scrivono gli inquirenti – rimane un punto fermo nelle loro vite, nulla toglie che gli istinti sessuali non possano essere soddisfatti anche da altri ragazzini (così come sopra rilevato all’atto della distruzione dei contatti telefonici di numerosi ragazzi ad opera degli indagati)”.

“Dobbiamo smettere”

Quando l’inchiesta è ormai quasi terminata, tra i due indagati cresce l’ansia di essere arrestati.  “L’ulteriore riprova – scrive il pm – della consapevolezza della minore età” del ragazzino da parte dei due 70enni “si rileva in maniera palese dal commento che fa all’amico: “Con questi ragazzi dobbiamo smettere…eeh….omissis…”. E l’altro replica: .dobbiamo andare con quei grandi. Con quelli di dici…che hanno…che hanno oltre di….diciott’anni. Hai capito?….mhaa… Con questi due ragazzi…lasciamoli!…omissis…”.

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