La prima sezione della Corte di Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo per Donald Nwajiobi, il 24enne di origini nigeriane reo confesso dell’omicidio della 60enne Caterina Susca, uccisa l’11 novembre 2013 nella sua casa di Torre a Mare. I giudici della Suprema Corte hanno quindi rigettato il ricorso dell’imputato rendendo definitiva la condanna per i reati di omicidio volontario e violenza sessuale.

In primo grado, nel febbraio 2015, il gup del Tribunale di Bari Annachiara Mastrorilli, al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato, aveva condannato Nwajiobi a 30 anni di reclusione, riconoscendo il ragazzo colpevole del reato di omicidio volontario che, secondo il giudice, comprendeva come cosiddetto “reato complesso” anche la contestata violenza sessuale. In secondo grado i giudici, nel marzo 2016, avevano invece ritenuto i due reati autonomi, aggravando così la pena inflitta. Tale valutazione è stata oggi condivisa dalla Cassazione.

Confermata anche la condanna al risarcimento danni nei confronti delle costituite parti civili, i familiari della vittima difesi dall’avvocato Luca Colaiacomo, e l’associazione barese ‘Giraffa’ contro la violenza sulle donne.

Il 24enne fu arrestato dalla Squadra Mobile di Bari pochi giorni dopo il delitto. Stando alle indagini coordinate dal pm Manfredi Dini Ciacci, l’imputato seguì la donna fin dentro casa, abusò di lei, la ferì con un paio di forbici per poi strangolarla e infine soffocarla con una busta fino ad ucciderla.

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