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Sono state dette tante cose, negli ultimi tempi, sull’estate pugliese. C’è chi ci accusa di avere un’idea arretrata di ciò che interessa ai turisti e che la cultura non paga. Eppure, uno dei punti di maggiore forza della nostra regione, in questa fase di esplosione che la rende florida e attraente, è il singolare connubio tra paesaggi magnifici e un’offerta culturale dinamica e ricercata.
Tra i comuni di maggiore richiamo per il turismo consapevole, c’è sicuramente Otranto, la perla salentina caratterizzata da uno dei centri storici più belli di tutto il Sud Italia. Da diversi anni, Otranto aggiunge al suo già valido patrimonio storico artistico, anche una mostra monografica all’anno spaziando tra artisti del calibro di Salvador Dalì e Pablo Picasso.
Quest’anno gli spazi del Castello Aragonese sono stati dedicati a uno dei nomi più importanti della storia dell’arte italiana, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, con una mostra iniziata l’11 giugno e che si concluderà il 24 settembre.
La collezione, che annovera tra i suoi pezzi più belli anche opere della scuola caravaggesca, proviene dalla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi.
Il compianto Roberto Longhi – uno degli storici dell’arte più importanti del nostro Paese – fu uno dei primi a comprendere la portata rivoluzionaria di Caravaggio e dei suoi seguaci nella storia dell’arte italiana. Nella sua tesi di laurea, scritta nel 1911, arrivò a definire il Merisi “il primo pittore dell’età moderna”, anticipando la teoria ufficiale che si sarebbe affermata negli anni a seguire.

Nella villa “Il Tasso”, dimora fiorentina di Longhi, ha sede attualmente la Fondazione nata in suo onore. Qui è conservata la sua vasta collezione privata, di cui fanno parte le opere visibili al Castello Aragonese. L’opera più importante della collezione (e della mostra) è senza dubbio il “Ragazzo morso da un ramarro”, che lo storico dell’arte acquistò nel 1928. Esemplare per testimoniare i cardini dell’arte del Merisi, il dipinto colpisce per l’espressività fulminea del soggetto, oltre che per lo studio rigoroso dal vivo della natura morta in primo piano. Entrambe le caratteristiche, unite a un profondo studio della luce, hanno reso lo stile di questo maestro immortale e inconfondibile in tutta la storia della pittura.

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Nella mostra visitabile a Otranto, sono esposti – accanto al maestro – alcuni esponenti della scuola caravaggesca meridionale, quali Jusepe de Ribera (di cui ammiriamo “Gli Apostoli”), Battistello Caracciolo, autore di una “Deposizione di Cristo”, Andrea Vaccaro, di cui è esposto il “David”. Si aggiungono alla collezione il Maestro dell’Emmaus di Pau, Matthias Stom, Lanfranco, il Maestro dell’Annuncio ai Pastori, Filippo Napoletano, Giacinto Brandi e Mattia Preti.

Durante la mostra, sarà proiettato “L’ultimo Caravaggio” del regista napoletano Mario Martone. Nel documentario, dalla durata di 40 minuti, realizzato nel 2004, sono mostrate le opere di Caravaggio conservate nella città partenopea e non solo, accostate alle immagini dei quartieri popolari e delle periferia napoletane.


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