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Il suolo consumato ad oggi in Puglia si attesta tra l’8 e il 9 per cento del suo territorio, un punto in più rispetto alla media nazionale. Mediamente, nell’ultimo decennio, ogni anno, 1700 ettari circa del territorio pugliese si trasformano in infrastrutture, industrie, nuove abitazioni. Lo dice un rapporto regionale dedicato al territorio e al consumo di suolo, frutto di uno studio del Politecnico di Bari che ha suscitato grande interesse al “Sol Day 2017” di Milano.

Un maggior consumo di suolo si registra sulle aree costiere e nel contesto territoriale delle principali città. Mentre si assiste all’abbandono di edifici nei centri minori della Daunia, aumenta il consumo di suolo dovuto alle innumerevoli case per vacanza disseminate lungo la costa pugliese: a Porto Cesareo (Lecce) le seconde case rappresentano ben l’85 per cento del costruito. Lo studio sul consumo di suolo ha suddiviso la Puglia in 11 contesti territoriali, da nord a sud: subappenino Dauno, Gargano, Tavoliere, Valle dell’Ofanto, Terra di Bari, Alta Murgia, Area vasta Tarantina, Valle d’Itria e Costa degli ulivi monumentali, Area vasta di Brindisi, Piana salentina, Serre salentine.

“Nella nostra regione – dice Carmelo Maria Torre, docente del Politecnico di Bari e coordinatore della ricerca presentata in anteprima nazionale a Milano – le cause del consumo di suolo sono fondamentalmente dovute a tre elementi di pressione diversa: l’infrastrutturazione, l’espansione residenziale, soprattutto dispersa, il fotovoltaico. Il consumo di suolo è comunque rallentato nel tempo, in linea con il dato nazionale, anche se il suolo consumato in Puglia (8,5 per cento del totale) è leggermente al di sopra della media nazionale (7,5 per cento del totale)”.


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