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Misure di sicurezza rafforzate ulteriormente nei luoghi più affollati e di aggregazione, stretta sui sulle località turistiche, in particolare controlli a tappeto su alberghi, b&b e anche autonoleggi, e verifiche in aeroporto, porto e stazione. Dopo l’attentato di Barcellona in cui hanno perso la vita 14 persone, di cui 2 giovanissimi italiani in vacanza, una nuova circolare è stata trasmessa dal ministro dell’Interno Marco Minniti a tutti i prefetti e le questure d’Italia.

Anche a Bari, quindi, si innalza il livello di allerta per il terrorismo, è la decisione presa al termine del Comitato per l’ordine e la sicurezza che si è svolto questa mattina al Viminale e al quale hanno partecipato i vertici nazionali delle forze di polizia, dei servizi di intelligence e i rappresentanti della sicurezza di Spagna a Roma.

Per mettere a punto il piano degli interventi, l’elenco delle priorità, dei luoghi simbolo e di come organizzare le forze in campo, è stata emanata una circolare ai prefetti affinché, attraverso i Comitati provinciali per l’ordine e sicurezza pubblica che saranno convocati con la partecipazione dei sindaci e in sinergia con le polizie locali, “si svolga un attento monitoraggio relativamente agli eventi e alle iniziative già programmate sul territorio”.

Nella circolare viene chiesto di garantire più controlli nelle località turistiche, in particolare su alberghi e bed&breakfast, autonoleggi, percorsi pedonali. Non solo: i sindaci, assieme al prefetto, dovranno analizzare nel dettaglio tutti gli eventi – concerti, feste patronali, sagre, spettacoli pubblici – previsti per il resto della stagione estiva e organizzare un servizio di sicurezza adeguato e restrittivo. Nei porti e aeroporti di Bari e Brindisi sono stati elevati i controlli, così come c’è massima attenzione nelle stazioni. La Puglia, come dimostrato da diverse recenti inchieste della Dda di Bari, è porta d’ingresso verso l’Europa e terra di passaggio per alcuni presunti jihadisti: l’ultimo arresto risale allo scorso maggio, un 34enne tunisino, Kamel Sadeaoui, fu fermato dalla Digos a Foggia. Secondo gli inquirenti era “impegnato in attività di propaganda dello Stato islamico tramite la pubblicazione su facebook di video e post di esaltazione delle azioni compiute dalle milizie della stessa formazione terroristica”. Sul web aveva contatti frequenti con persone attestate su posizioni filo-jihadiste, un “lupo solitario” per la Procura barese. “Difendere i fratelli jihadisti”, “distruggere governi traditori”, “sgozzare i cani” e “combattere il diavolo che è presente nel nostro Paese” per “riportare la grandezza dell’Islam”: sono solamente alcune delle frasi che aveva postato e condiviso su Facebook.

Bari non è solo luogo di approdo e passaggio per persone legate alle reti jihadiste, ma anche città scelta dai fiancheggiatori del terrorismo per fornire supporto materiale e logistico ai foreign fighters. Dalla lettura degli atti di un’altra inchiesta sul terrorismo, quella che nel dicembre scorso ha portato all’arresto di un altro iracheno, il 45enne Muhamad Majid, emerge che fu proprio Majid a fornire ad un iracheno sospettato di terrorismo, il 38enne Ridha Shwan Jalal, un documento d’identità greco falso intestato a tale Panagiotis Stamatiou.


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