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La questione dell’edilizia giudiziaria e delle pessime condizioni in cui versano i tribunali baresi saranno al centro del mandato, in caso di riconferma, per l’aggregazione guidata da Giovanni Stefanì, ex presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bari. Al suo fianco Serena Triggiani, ex vicepresidente del Consiglio dell’Ordine, la prima donna a ricoprire questo incarico. Le elezioni si terranno il 9, 10 e 11 ottobre: alle urne saranno chiamati circa 7mila professionisti che dovranno eleggere i 25 componenti del nuovo Consiglio dell’Ordine, che rimarrà in carica sino al 31 dicembre 2018.

Quali saranno le priorità del vostro mandato in caso di vittoria?

“Ci batteremo perché l’avvocatura affermi il suo ruolo di protagonista insopprimibile nella giurisdizione. Per fare questo si procederà su due piani:  nel rapporto con la Magistratura per condividere dei programmi che possano andare a facilitare l’erogazione della funzione giurisdizionale per i baresi e nella tutela degli interessi dei diritti degli avvocati, definendo compensi che siano dignitosi. In merito a quest’ultimo punto vorremmo seguire l’esempio di Milano dove ci sono delle tabelle con i compensi ben definiti.  Vogliamo fare la stessa cosa a Bari e questo rappresenterebbe un fatto positivo per gli avvocati perché così  avranno un punto di riferimento stabile e concreto di liquidazione del compenso, soddisfacendo le esigenze anche del cittadino di sapere già quali saranno le spese da affrontare.

E poi c’è la questione dell’edilizia giudiziaria: noi siamo convinti che vada risolta con l’accorpamento degli uffici. La soluzione spetta alla politica. A noi non interessa un sito o un altro, perché non spetta a noi scegliere, diciamo solamente che la città metropolitana di Bari merita un sede giudiziaria dignitosa ed efficiente. E nel frattempo, considerando i tempi lunghi, bisogna risolvere la sicurezza degli immobili dove ci sono ora gli uffici giudiziari. Attualmente entriamo quasi di nascosto, da ingressi secondari, senza dimenticare i  problemi di staticità”

Perché un avvocato dovrebbe votare per la vostra aggregazione?

“Vogliamo proseguire sul cammino già avviato grazie al consenso ampio del 2015. Abbiamo avviato progetti che attendono la realizzazione: più servizi agli iscritti, servizio sovraindebitamento, la camera arbitrale, tutto sul solco già tracciato dal Consiglio che ho avuto onore di presiedere. Siamo gli unici che esprimiamo un candidato presidente con grande chiarezza, vogliamo proseguire con l’esperienza acquisita sul campo”.

Avvocato Triggiani, che significa essere un legale donna a Bari?

“Bari è sempre stata sensibile alle pari opportunità, basti pensare che già 20 anni fa nacque qui il primo comitato. Prima  le donne avvocato erano in minoranza, ora rappresentano la gran parte degli avvocati. Resta però che le donne faticano un po’ ad emergere nonostante nelle istituzioni forensi si stiano facendo sempre più spazio. La mia vicepresidenza femminile è stata infatti  il frutto della mia storia professionale e politica. La realtà è che c’è una crisi enorme sulla professione e a risentirle è maggiormente l’avvocato donna: ci sono pochi strumenti che possano conciliare tempi di vita e lavoro, si guadagna di meno rispetto agli uomini e il ramo penale rimane ancora molto maschile, cosa che dovremmo cambiare”.


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