Bari, lo sfogo del politico-medico: “Mia figlia studierà Medicina in Albania per colpa di test di ammissione fantasmagorici”

E' la considerazione da cui parte il consigliere regionale pugliese Luigi Manca (Direzione Italia), vicepresidente della commissione regionale Sanità e medico, che racconta la storia di sua figlia, costretta ad andare a studiare Medicina nel Paese delle Aquile, dopo aver tentato invano di accedere al corso di studi in Italia dove la facoltà è a numero chiuso


“Venti anni fa rappresentavamo noi per tanti giovani albanesi il posto dove realizzare i loro sogni”, mentre “oggi è l’Albania a rappresentare tutto questo per i nostri giovani”: è la considerazione da cui parte il consigliere regionale pugliese Luigi Manca (Direzione Italia), vicepresidente della commissione regionale Sanità e medico, che racconta la storia di sua figlia, costretta ad andare a studiare Medicina nel Paese delle Aquile, dopo aver tentato invano di accedere al corso di studi in Italia dove la facoltà è a numero chiuso.

“Una storia vissuta – commenta Manca – da tantissime famiglie italiane”. Il consigliere spiega che in Italia “ben due volte, lo scorso anno”, sua figlia “ha partecipato a un test con domande fantasmagoriche, moltissime delle quali nulla hanno a che vedere con la medicina”. Il consigliere evidenzia di essere “orgoglioso di avere una figlia che non ha mai rinunciato al suo sogno, ma soprattutto non mi ha mai chiesto di darle un aiutino”. E precisa che il primo anno di Martina “in Albania costerà 8mila euro, denaro che avrei potuto versare nelle casse di qualche università italiana”.

“Come medico”, poi, evidenzia che la sanità italiana si sta impoverendo di quei “tanti cervelli che, volati all’estero, chissà se torneranno”. E per questo ritiene “che la classe medica per prima dovrebbe mobilitarsi contro il numero chiuso”. “Tutti d’accordo che occorre spostare più in là la selezione facendo andare avanti solo coloro che sono in regola con gli esami – conclude Manca – ma poi le belle intenzioni si scontrano sulla mancanza delle risorse, delle strutture, e dei docenti”.

 

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