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Bari, 150 gattari per salvare i piccoli felini in città. La denuncia: “Colletta per pagare operazione chirurgica”

Pubblicato da: Daniele Leuzzi | Ven, 1 Dicembre 2017 - 18:30
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La salvaguardia delle colonie feline presenti nel Comune di Bari passa dalla supervisione di circa 150 “gattari”. Sono cittadini che si adoperano gratuitamente e volontariamente come previsto dal regolamento per la “Tutela dei diritti degli animali” (delibera n.2012/00084). Assicurano la corretta alimentazione delle colonie lasciando le ciotole con il cibo a disposizione dei felini per un periodo massimo di un’ora al mattino e un’ora alla sera. L’acqua deve essere disponibile 24 al giorno nelle “stazioni di rifornimento” in aree pubbliche e private. Hanno anche il compito di “disciplinare la tutela” contro atti di crudeltà e maltrattamenti che il codice penale (art.544) punisce con la reclusione da 3 a 18 mesi o con la multa da 5 mila a 30 mila euro.

Tra gli obblighi del gattaro c’è il censimento degli animali presenti in condominio, cortile, area pubblica o privata in modo da controllare la crescita demografica. La tutela della salute è garantita dal “servizio fornito gratuitamente dalla Asl Servizio Veterinario”, si legge nella disciplinare sottoscritta da Vincenzo Campanaro, direttore della ripartizione della tutela ambientale, e Pietro Petruzzelli, assessore all’Ambiente.

Proprio sul servizio gratuito delle Asl, la gattara Tatiana Gaspich che si occupa di sei colonie feline presenti nell’area circostante alla Fiera del Levante ha scritto un messaggio alla pagina Facebook di Borderline24: “Un gattino è stato investito 10 giorni fa – spiega Tatiana – abbiamo chiamato vigili e un dipendente del servizio controllo randagismo per il ricovero all’ospedale San Paolo. Ma dopo tre giorni la brutta sorpresa”. Infatti il costo dell’intervento chirurgico (550 euro) non sarebbe stato coperto interamente dal Comune. Metà della cifra è stata raccolta tramite una colletta dai volontari baresi: “Siamo stati costretti, il gatto aveva una zampa rotta”, conclude Tatiana Gaspich. Il secondo tema al centro della segnalazione riguarda le sterilizzazioni che procedono a rilento: da 50-60 alla settimana, la volontaria racconta che negli ultimi mesi ne effettuano mediamente 20, a loro spese.

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