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Corato, minore costretto a pagare per non essere picchiato: arrestati tre giovani

Pubblicato da: redazione | Sab, 9 Dicembre 2017 - 11:15
(foto repertorio)

I carabinieri di Corato hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale per i Minorenni di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica, a carico di tre minori ritenuti responsabili di estorsione aggravata nei confronti di un loro coetaneo. Quest’ultimo infatti, minacciato di atti di  violenza fisica ai suoi danni e talvolta anche percosso,  è stato costretto a consegnare al trio malavitoso somme di denaro in contante.

I provvedimenti sono scaturiti dalla prosecuzione di una complessa attività d’indagine che ha preso origine dalla denuncia presentata a giugno dalla vittima, probabilmente ormai stanca di trovarsi a vivere nel timore di ulteriori ritorsioni a suo carico. I tre in una prima occasione hanno minacciato il coetaneo di percuoterlo se non avesse consegnato loro 200 euro. Dopo pochi giorni, il malcapitato è tornato sul luogo delle minacce e ha consegnavto la somma.  A distanza di circa due settimane il ragazzo è stato nuovamente avvicinato dai tre che, dopo averlo strattonato e maltrattato, hanno chiesto altri 300 euro che il malcapitato avrebbe ceduto dopo pochi giorni. I fatti descritti si sarebbero verificatilo scorso maggio, periodo in cui anche le persone vicine alla vittima hanno avuto modo di appurare un cambiamento di umore. In un’occasione, in particolare, mentre passeggiava accompagnato, alla vista dei suoi aguzzini, il ragazzo ha detto: “Ho paura”. Il modo di operare dei tre ragazzi ha lasciato traspirare una certa dimestichezza nel compimento di questo tipo di reato: uno seduto su una panchina monitorava l’area circostante, mentre gli altri due ponevano in essere l’attività estorsiva vera e propria.

Il ragazzo viveva ormai in un clima di terrore perché sapeva che i tre incriminati non si sarebbero limitati alle semplici parole. Per questo, timoroso per la propria incolumità ha assecondato le richieste di quello che si potrebbe definire un vero e proprio sodalizio criminale.

Il modo di operare e il pericolo che gli stessi potessero reiterare questo tipo di condotta nei confronti di altre persone sono stati determinanti nella scelta di sottoporre il più giovane dei tre alla misura cautelare del collocamento in comunità, mentre per gli altri due la misura cautelare della permanenza in casa.

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