Il porta a porta che non c’è. Il verde ingrigito. Un giardino inaccessibile per i disabili e le giostrine rotte. E’ il “grido di dolore” dei residenti delle dodici palazzine di via Napoli, 334, a Bari, raccolto e riportato dalla consigliera comunale Irma Melini. “Vediamo i politici solo in campagna elettorale, poi siamo dimenticati. Questa volta strappiamo le schede elettorali” hanno tuonato gli interessati.

“Effettivamente ho potuto constatare con i miei occhi – scrive Melini – che è un luogo dimenticato: nessuno scivolo per diversamente abile, di fatto intrappolato nel proprio appartamento senza neanche l’ascensore; nessuna manutenzione ordinaria del verde, se non ogni tanto nel giardino pubblico; un giardino pubblico senza nome, recintato ma inaccessibile per i diversamente abili in entrambi gli accessi che impediscono il passaggio a chi è su sedia a rotelle; un giardino con due giostrine, ma due di numero, ovvero un elefantino rotto e un’altalena con un seggiolino, su due, rotto”.

Come ricorda la consigliera, qui un tempo c’era una scuola incendiate e demolita. Giù è andato anche un altro plesso scolastico, per via della presenza di amianto: “Al suo posto un campo di asfalto rovinato e due porte senza rete per una balorda partita di calcio”.

Ai bambini di questa “terra di nessuno” va appena meglio quando devono andare a scuola. “Dopo tante battaglie i pulmini per la scuola elementare passano a prendere i bambini dall’interno dell’abitato, mentre per le scuole medie sono costretti a raggiungere il proprio pulmino su via Napoli, rischiando anche un pericoloso attraversamento” denuncia Melini.

Poi c’è il capitolo differenziata. “Chiederemo anche che i residenti possano conferire il rifiuto con i carrellati e non con le singole pattumelle viste le dimensioni delle case e le difficoltà anche di ritiro tempestivo, nonché verificata la possibilità di porre i carrellati al sicuro nelle zone esterne”.

Sottolineando la necessità di riportare le periferie al centro delle priorità amministrative, Melini sfida il sindaco Antonio Decaro a piantumare una parte dei 10.000 alberi, ma anche lancia una scommessa con me stessa a far mettere in sicurezza sia la zona abitata, il verde, l’accessibilità alle abitazioni. “Sto scrivendo a tutte le ripartizioni, ma già sono convinta che occorrerà insistere per veder ripristinato il diritto alla vivibilità dei nostri luoghi, tutti, anche periferici”.

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