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Un piano operativo incentrato in gran lunga sulla spesa, le nuove tipologie di approccio alle degenze e le nuove strutture sanitarie. E’ quello approvato dalla Giunta regionale pugliese 2016/2018 oltre al Piano delle azioni avviate nel biennio 2016-2017 e delle misure da attuare nel 2018. Un lungo elenco di numeri, analisi e azioni messe in atto dall’ente partendo da alcuni dati.

“La popolazione pugliese sta diventando sempre più anziana: in 10 anni, il numero di soggetti con più di 75 anni è passato da circa 321.000 a 425.000 e la tendenza è confermata nei prossimi anni. Questa variazione nella composizione della popolazione modifica il profilo dei bisogni: il 40% dei nostri assisti presenta almeno una patologia cronica, assorbendo circa l’80% delle risorse sanitarie”.

Da qui l’analisi che, seguendo le linee ministeriali, ha portato alla riduzione del numero di presidi e un diverso approccio assistenziale, grazie anche alla riduzione dei ricoveri cosiddetti inappropriati, che erano il 38% della casistica nel 2010 sono oggi il 20% “una percentuale che finalmente rispetta gli standard ministeriali”.

Migliorano, second la relazione regionale, le prestazione per quanto riguarda gli interventi chirurgici al femore e nell’area cardiologica, nella quale “si registra una riduzione della mortalità a 30 giorni dopo infarto miocardico acuto, che passa dall’11% del 2010 al 9% nel 2016 e sono ben sedici i reparti dove si riscontra una mortalità più bassa della media nazionale dell’8%, con le migliori performance ascrivibili all’Ospedale di Bisceglie, agli Ospedali Riuniti di Foggia e all’ospedale di Gallipoli.

Discorso a parte per la rete oncologica, dove pesa la situazione dei territori più critici: Taranto e Brindisi. Nel capoluogo ionico, come tra Fasano e Monopoli, è confermata la costruzione dei due ospedali, mentre sorride il bilancio per quanto riguarda la spesa farmaceutica che “ha fatto registrare una diminuzione del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2016. Considerato che il trend in diminuzione si è registrato soprattutto a partire dal mese di giugno 2017, si evidenzia che, qualora confermato anche nell’ultimo trimestre, sarebbe possibile registrare una diminuzione intorno al 3%, quindi di circa 20 milioni di euro”.

 

 


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