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Il sindacato studentesco Link interviene sugli episodi di presunte avances da parte un professore associato di diritto privato della facoltà di giurisprudenza nei confronti di alcune studentesse. Un caso per il quale per tre volte è stata chiesta l’archiviazione.

“Gli ultimi casi di cronaca in merito a delle molestie sessuali – scrivono gli studenti di Link – nel nostro Ateneo, purtroppo, non ci dicono nulla di nuovo: diversi episodi, più o meno noti, si sono susseguiti. L’Università si colloca, di fatto, all’interno di una società in cui le dinamiche di prevaricazione e violenza di genere (in ogni forma, dalle disuguaglianze reddituali alle molestie sessuali) sono alla base”.

“Se da una parte come sindacato studentesco – dichiara Piercarlo Melchiorre, coordinatore cittadino di Link Bari – ci facciamo portatori di una cultura diversa, decostruendo proprio nei luoghi della formazione quei meccanismi tossici e promuovendo consapevolezza, confronto, uguaglianza e rispetto reciproco, in un contesto generale in cui stanno emergendo in tutti gli ambiti questo genere di episodi è responsabilità delle istituzioni universitarie fornire delle risposte radicali. Così come per le più famose vicende del mondo del cinema, il nodo principale – che ha permesso il perpetuarsi di questi episodi e legittimato chi li compiva – è proprio il velo di omertà che li circonda: le vittime, pur volendo denunciare, non si trovano sostenute da quelle che dovrebbero essere figure di garanzia, o perché questi si rifiutano di fornire un appoggio o perché figure di garanzia non sono proprio presenti. Chi si espone, quindi, diventa due volte vittima: alla violenza della molestia si aggiunge quella dell’ostracismo accademico”.

“Quale risposta, quindi, dall’Università – si domanda l’organizzazione studentesca – ?Sicuramente prestare massima attenzione ai casi singoli è fondamentale per tutelare chi già si è esposto e dare un forte segnale a chi, magari, vorrebbe farlo. Ma soprattutto la nostra Università deve dotarsi di anticorpi forti contro la violenza di genere: misure quali sportelli anti-violenza, formazione specifica del personale docente e non in questi ambiti, ma anche strumenti concreti di sostegno delle lavoratrici dell’università, che si ritrovano a sovrapporre la precarietà lavorativa con i vuoti del welfare, con ad esempio posti sempre più ridotti negli asili pubblici. Garantire a tutte e tutti l’accesso al mondo accademico significa promuovere appunto quella cultura dell’uguaglianza di genere, i più forte strumento che abbiamo contro la violenza del patriarcato”.

 


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