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La Corte di Appello di Bari ha assolto “perché il fatto non costituisce reato” un ginecologo barese, imputato per falso ideologico in atto pubblico e alterazione di stato per aver scritto 13 anni fa nel certificato di nascita di un bambino che sua madre voleva darlo in adozione.

La ragazza, una 17enne romena che all’epoca non parlava italiano, ha sempre sostenuto di non essere stata capita e qualche tempo dopo denunciò l’accaduto tentando di opporsi alle procedure per l’adozione ormai avviate. Il fatto risale all’ottobre 2005.

Le indagini della Procura di Bari iniziarono mesi dopo i fatti sulla base della denuncia della giovane. Quando la ragazza giunse in Italia incinta non conosceva la lingua. Sua madre, che lavorava come badante per una famiglia barese, le fece da interprete con i sanitari dell’ospedale San Paolo, spiegando che la figlia non voleva il bambino e che preferiva darlo in adozione.

Solo alcune settimane più tardi, quando la ragazza si rese conto di quello che stava accadendo, denunciò la vicenda in Questura cercando, ormai tardivamente, di opporsi all’adozione avviata dal Tribunale per i Minorenni. La Procura di Bari avviò due indagini parallele, una a carico della madre della ragazza per violenza privata (conclusasi con un’assoluzione), l’altra a carico del ginecologo che aveva attestato che la ragazza “non intendeva riconoscere il proprio figlio”.

In primo grado, nel giugno 2014, il medico era stato condannato alla pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione. Oggi, su richiesta della stessa Procura generale, è stato assolto. Le motivazioni della sentenza si conosceranno tra 90 giorni.


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