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Quattro coinvolti in inchieste, uno solo per “motivi personali” o meglio  politici. Così in tre anni la giunta di Michele Emiliano ha perso cinque pezzi. Il primo è stato Gianni Liviano nell’ottobre del 2015. Eletto con una lista civica di Emiliano, ora passato al Gruppo misto, Liviano è finito al centro delle polemiche per un bando  da 39 mila euro affidato alla società di un amico che si occupò anche della sua campagna elettorale. Dopo due anni, nel luglio del 2017, due assessori hanno lasciato. Il primo, Gianni Giannini (Pd) indagato per un presunto episodio di corruzione. Il titolare di un noto ristorante di Polignano e di un salottificio di Modugno avrebbe corrotto Giannini con arredi domestici per la figlia, in cambio di un’agevolazione alle pratiche di un finanziamento regionale per il ristorante. Giannini lascia la giunta il 12 luglio. Cinque giorni dopo tocca a Mimmo Santorsola, di Sinistra Italiana, l’unico che abbandona per motivi personali, o meglio politici. La sua uscita servirà anche ad Emiliano per un rimpasto e per fare entrare in giunta tre nuovi assessori: Michele Mazzarano (delega allo Sviluppo economico) e il consigliere regionale dello stesso partito Filippo Caracciolo (Ambiente), assieme al consigliere de ‘La Puglia con Emiliano’ Alfonso Pisicchio (Urbanistica).

Il 2018 ha visto l’abbandono di altri due assessori, gli ultimi entrati: Filippo Caracciolo, che si è dimesso dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati per un presunto appalto truccato per la costruzione di una scuola media di Corato ed infine l’ultimo di oggi, Michele Mazzarano.

 


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