Dopo l’Emilia Romagna è la volta della Puglia. Il Consiglio Regionale pugliese ha approvato a larga maggioranza (27 sì e 7 no) la legge che impone la vaccinazione come requisito di idoneità al lavoro per gli operatori sanitari nella Regione. Un testo snello, che punta a prevenire “la trasmissione degli agenti infettivi ai pazienti, ad altri operatori, ai familiari e più in generale alla collettività”, come si legge nel provvedimento, che ha incassato il voto contrario degli esponenti di M5S.

Dunque ora in Puglia costituirà “requisito di idoneità lavorativa nelle strutture sanitarie l’aver assolto, da parte dell’operatore sanitario, agli obblighi vaccinali prescritti per soggetti a rischio per esposizione professionale dal piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente”, che contempla una serie di vaccinazioni, dalla varicella al morbillo, all’epatite B fino alla parotite, rosolia e pertosse. Una misura che non si applica nei casi di accertato pericolo concreto per la salute dell’operatore sanitario in relazione a specificità cliniche.

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