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C’è anche un professore ordinario dell’Università di Bari tra le persone arrestate oggi dalla guardia di finanza nell’ambito della indagine della Procura di Matera sulla sanità lucana. Si tratta dell’avvocato Agostino Meale, docente di diritto amministrativo. Meale, finito ai domiciliari, è accusato di corruzione in concorso con il direttor generale della Asm, Pietro Quinto, per aver ottenuto – secondo l’accusa – incarichi di consulenza e assistenza legale in cambio della disponibilità ad agevolare la carriera universitaria e professionale del figlio di Quinto, studente a Bari. In particolare, sempre secondo la Procura lucana – Meale avrebbe accettato di fare da relatore della tesi di laurea del figlio di Quinto, lo avrebbe poi indirizzato per la pratica forense ad un avvocato amico e, infine, avrebbe dato la sua disponibilità a supportarlo nel dottorato di ricerca. Dal direttore generale Quinto avrebbe in cambio ottenuto, fra giugno 2017 e gennaio 2018, incarichi per complessivi 57mila euro circa in qualità di legale di volta in volta della Asm, della Asp e della Asl di Bari, in sette diversi procedimenti dinanzi ai Tribunali amministrativi di Matera, Potenza e Bari. Oltre al professore, in manette è finito anche il commissario dell’Asl Bari, Vito Montanaro.

L’indagine, sostiene il giudice delle indagini preliminari, Angela Rosa Nettis, ha portato alla luce “un sistema di corruzione e asservimento della funzione pubblica a interessi di parte di singoli malversatori” su richiesta di una “moltitudine di questuanti” che sono l’espressione di “pubblici poteri apicali”. Questuanti che si “interfacciano tra loro in uno scambio reciproco di richieste illegittime e promesse o dazioni indebite”. La ratio che muove ed è al centro di questo sistema, scrive ancora il giudice, è “sempre la stessa”: vale a dire “la politica nella sua sempre più fraintesa accezione negativa e distorta, non più a servizio della realizzazione del bene collettivo ma a soddisfacimento dei propri bisogni di locupletazione e di sciacallaggio di potere e condizionamento sociale”. È la politica infatti “che condiziona pesantemente” la gestione delle Asl lucane “ed in particolar modo le procedure selettive per assumere personale nella sanità”. E questo “non solo al fine di ampliare il consenso elettorale ma anche allo scopo di “scambiare” favori ai politici di pari schieramento che governano Regioni limitrofe, come è il caso della Puglia e della Campania”. E se questo è il quadro, conclude il gip, il “deus ex machina di questa distorsione istituzionale” è il governatore lucano, Marcello Pittella.

Sono quattro i presunti concorsi truccati della Asm di Matera contestati dalla Procura nell’inchiesta che ha portato a trenta provvedimenti restrittivi di cui 22 arresti (due in carcere, venti ai domiciliari). Secondo gli inquirenti sono caratterizzati da abusi di ufficio, rivelazione di segreti di ufficio e falsi in atti pubblici (sia per soppressione che ideologici) ed il direttore generale della Asm, Pietro Quinto, viene ritenuto il “dominus”. In particolare, durante la conferenza stampa, si è posta l’attenzione come caso emblematico sulla procedura concorsuale per un posto a tempo indeterminato da dirigente amministrativo che è stato vinto da tre persone. Uno è il vincitore effettivo mentre gli altri due risultano anch’essi vincitori attraverso il sistema dello scorrimento delle graduatorie e delle convenzioni fra Asl di Puglia e Basilicata che ha determinato l’assunzione di altri due candidati, utilmente classificati, presso altri presidi sanitari.


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