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“Vogliamo essere terzi rispetto alle coalizioni di centrosinistra e centrodestra. Abbiamo provato a proporre un fronte unico delle opposizioni con un unico candidato individuato attraverso lo strumento delle primarie, ma a Bari è un’utopia difficile da realizzare”.

Pasquale Di Rella, ex presidente del Consiglio comunale di Bari ed espressione della maggioranza di centrosinistra, è uno dei candidati certi alla poltrona di sindaco del capoluogo pugliese per le elezioni amministrative del prossimo anno.  Ed è un avversario giurato, tra i più accaniti oppositori, di quella stessa maggioranza, tanto da cercare un’ampia alleanza col centrodestra prima ed eventualmente dopo il primo turno.

Passare dal Pd alla ricerca di alleanza con la Lega non le sembra un po’ incoerente?

“No. Perché è il Pd e quella maggioranza che sono cambiate negli anni, si sono geneticamente modificate e non sono certo le stesse delle elezioni che hanno portato Decaro alla poltrona di sindaco. Dentro ci sono oramai fette di centrodestra, con esponenti che appoggiano dichiaratamente questa amministrazione. Io poi ho lasciato una poltrona, quella di presidente del Consiglio, non l’ho cercata”.

Perché l’ha fatto?

“È stata una scelta dovuta a tante divergenze A cominciare dai punti scritti all’ordine del giorno per ogni seduta del Consiglio. Erano troppi e avevo proposto di farne piuttosto di più in ore antimeridiane in modo da raggiungere le 40 ore mensili. Tenga conto che un operaio ne fa 40 settimanali. Ma contro la mia proposta ci fu una levata di scudi, che aggiunta ad altre disfunzioni mi ha fatto capire come fosse opportuno lasciare e fare il lavoro di consigliere. Un lavoro che il ruolo di arbitro, da presidente, non dà la possibilità di svolgere. Sono passato dalla parte dei cittadini, insomma”.

Rimangono i contenuti, le distanze tra un uomo prima espressione del centrosinistra e poi in dialogo con una forza securitaria come quella della Lega.

“Per quanto riguarda l’amministrazione di una città non credo che tra me e la Lega ci siano grosse differenze. Legalità, decoro e sicurezza sono punti essenziali anche per me. Non c’è bisogno di un orientamento politico per questo, un programma amministrativo è più semplice di uno politico. Se siamo d’accordo su manutenzione strade e la costruzione di asili, non c’è bisogno di pensarla politicamente in modo differente. Il problema è un altro. Io avrei proposto un programma comune, una sorta di contratto su cui convergere e proporre un candidato, ma la mia idea, un vero esperimento politico, è naufragata. Per coerenza avrei costituito l’alleanza prima delle elezioni e non dopo come è accaduto per il governo dei 5 Stelle e Lega. Ma, ripeto, si trattava solo di utopia. Il centrodestra per tradizione esprimerà il suo candidato più in là e il Movimento 5 Stelle ha ribadito che non si alleerà con nessuno”.

Comunque in un eventuale ballottaggio non appoggereste di sicuro il centrosinistra

“No. Questo è uno dei nostri punti fermi. Quello del centrosinistra è ormai un ciclo finito che non ha più ragione di governare il capoluogo di regione”.

Ed è certo che si andrà al ballottaggio e che Decaro sarà in lizza?

“Che si andrà al ballottaggio sì. Che Decaro sia uno dei due candidati no. Sono certo che nessuno sia in grado di affermarsi al primo turno, per questo dico che non è escluso che l’alleanza si possa fare dopo il primo turno. A ciò aggiungo che di certo noi non saremo una coalizione di pura testimonianza ma, al contrario, lavoriamo per essere una delle due forze al ballottaggio. Poi saranno gli elettori come sempre a decidere”.

Ci presenti la sua coalizione

“Ci sono tre liste civiche, trasversali, di cui una tematica dedicata allo sport e due generaliste, con ben 80 di candidati. Da un mese abbiamo avviato incontri settimanali con i cittadini, perché questa è la fase di ascolto. Stiamo raccogliendo idee, suggerimenti, sogni, per poi stilare il programma con gli stessi cittadini. Solo oggi avremo due incontri, in totale ne conteremo almeno 100”.

Quali sono i vostri unti fermi?

“Che i nostri candidati non abbiano riportato nessuna condanna penale e che non abbiano nessun procedimento penale in corso. Questo va già ben oltre quanto previsto dalla legge. In più, tutti i candidati si sono impegnati a rinunciare al 50% dello stipendio da devolvere ai fondi per gli interventi in campo sociale. Queste condizioni le porremo anche a chiunque volesse dialogare con noi, sono pre-condizioni programmatiche, possiamo dialogare solo con chi accetta le nostre regole”.

Quale città sogna, al di là di regole e programmi?

“Una città nella quale ci sia tolleranza zero nei confronti di illegalità e abusivismo di qualunque forma. Una città dove l’ordinario funzioni, le strade e marciapiedi siano ben manutenuti per evitare milioni di risarcimenti danni. Una città pulita, nella quale il trasporto pubblico funzioni meglio, si risvegli commercio in tutto il territorio cittadino e non solo due tre strade del centro dove è pure moribondo”.

E cosa proporrete nel programma?

“Difficilmente proporremo opere faraoniche. Preferiamo interventi concreti perché la città non si allaghi, ad esempio, ordinata e sicura, dove tutto funzioni. Per questo motivo riteniamo che i municipi come concepiti ora non funzionano. Il decentramento amministrativo è fondamentale, ma non si possono governare le estrazioni o i quartieri Come San Paolo o Carbonata da corso Vittorio Emanuele. I municipi devono avere funzioni reali e decisionali, non solo amministrativamente. Zone come Ceglie, San Paolo, Palese, Torre a Mare dovranno avere a nostro avviso autonomia simile a quelle delle regioni a statuto speciale”.

Cosa salva della Giunta Decaro e cosa condanna?

“Salvo Decaro, perché è un bravo sindaco. E questo è un riconoscimento pubblico che raramente potrà riscontrare tra chi è all’opposizione. Per il resto, condanno la Giunta. È una squadra inadeguata che non ha funzionato frutto di compromessi politici cui il sindaco non deve piegarsi. Come coalizione civica ci terremo a distanza dai partiti e lontani da influenze romane e gruppi consiliari”.


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