Battagliera ma sorridente. Sorridente ma battagliera. La candidata dei semplici, degli ultimi. Delle famiglie, anche quelle che la vita ha moncato: donne con il marito in carcere, vedovi con bambini. Una “rompiscatole” che alla critica abbina sempre l’alternativa e che fra i banchi dell’opposizione del consiglio comunale, in questi anni, è stata un pungolo costante per la maggioranza. Così si presenta Irma Melini, che ha deciso di concorrere per la poltrona di sindaco lo scorso mese di luglio (“Oggi non mi candido io, ma si candida Bari”, l’annuncio). Un passo, quello dell’attuale consigliera comunale del Gruppo Misto, che era però nell’aria da tempo e si è concretizzato in una lista civica, indipendente dalle decisioni di “tavoli” e partiti.

Quando e perché ha scelto di candidarsi a sindaco?

L’idea era già nell’aria, condivisa con amici e sostenitori. Si aspettavano potesse accadere e così è stato. Ho deciso a luglio, non volevo perdere più tempo anche perché sempre detto che volevo farla da civica e indipendente, non avevo bisogno di tavoli o sedie

Un passo naturale, insomma, visto il suo impegno costante fra i banchi dell’opposizione?

Si.

Cosa salverebbe dell’amministrazione Decaro e cosa boccia senza mezzi termini?

Salverei l’abilità a intercettare i numerosi finanziamenti nazionali arrivati. Boccerei però i mancati rapporti con la regione Puglia, che ha portato al mancato intercettamento di finanziamenti regionali, a partire da quello relativo al rifacimento dell’impianto fognario, un problema noto e serio. Boccerei la mancanza assoluta di visione delle città. C’è un piano urbanistico generale che giace nei cassetti dell’assessore all’urbanistica.

Potrei anche dire che salverei le opere pubbliche fatte, ma è anche evidente che ne sono state avviate troppe contemporaneamente, causando disagio a residenti e commercianti.

Quale caratteristica o idea “ruberebbe” a Decaro e quale pregio della Melini sarebbe stato utile al sindaco uscente?

A Decaro non ruberei nulla, perché non è il mio tipo. Mi sarebbe piaciuto dargli, e ci ho provato, la capacità di ascolto dei cittadini che ho sempre più affinato: mi piace stare in mezzo alla gente per confrontarmi e capire quali sono le esigenze reali della cittadinanza.

Cosa farebbe nei primi 100 giorni da sindaco?

Non mi faccia svelare in anticipo il programma. Posso dire, però, che c’è la volontà di agire in via prioritaria sulla pianificazione urbanistica territoriale e sulla rivitalizzazione del commercio: oggi il turismo arriva a Bari solo dove c’è San Nicola, ignorando manifattura e artigianato. Nei primi mesi c’è da tagliare anche a livello politico nei municipi e rafforzare i servizi, in primis gli sportelli dell’anagrafe, nei quartieri.

A chi si rivolge Irma Melini?

Agli ultimi, ai più deboli, cui tutti hanno fatto promesse senza mantenerle. Voglio una città semplice, che abbia i servizi principali. Famiglie (anche un padre separato con un bambino a carico), mamme che hanno mariti in carcere, disabili.

La campagna elettorale: dai social alle piazze, dai contenuti alle critiche a chi ha governato, come la gestirà?

La mia è una operazione verità, mi piace raccontare quello che vedo. Continuerò a urlare con il sorriso quella che è la verità, la mala gestio di un’amministrazione distratta e porterò avanti programma semplice vicino ai cittadini. Continuerò anche la mia azione sui social, non ho paura delle azioni diffamatorie: la mia vita pubblica è visibile a tutti, quella privata non credo interessi.

Perché i baresi dovrebbero votare per lei?

Sono l’unica che ha sempre detta la verità. E sono concreta. Quando faccio un appunto, propongo sempre la soluzione, un’alternativa. Perché me o non i grillini? Io ho l’esperienza di vent’anni, loro sono appena arrivati. Perché me invece di destra o sinistra? Io sono rimasta sempre la stessa, resisto alle influenze negative. Credo che unire l’esperienza con la capacità di non cambiare, conservare sincerità e lealtà col cittadino e l’amore per la città sia la giusta ricetta per un sindaco che deve rilanciare Bari.

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