Volano gli stracci nella maggioranza regionale pugliese sulle “liste di attesa”: il tema fa saltare definitivamente i nervi all’interno del centrosinistra: venerdì pomeriggio era prevista una riunione tra i capigruppo, il presidente della giunta, Michele Emiliano, i due proponenti delle proposte di legge per l’abbattimento dei tempi di attesa in sanità, Fabiano Amati e Paolo Pellegrino, il capogruppo del Pd, Paolo Campo e il presidente del Consiglio regionale, Mario Loizzo.

All’ordine del giorno c’era la discussione degli emendamenti da presentare in Aula martedì prossimo alla pdl di Amati, ma proprio l’esponente renziano del Partito democratico ha dissertato l’incontro, facendo sapere che il testo preparato dall’assessorato non rispecchia gli accordi presi. Dall’altra parte, anche Pellegrino considera irricevibile il documento arrivato dall’assessorato, insomma le due parti – anziché avvicinarsi – si sono ulteriormente allontanate e, adesso, la situazione sembra davvero compromessa.

Però, prima del consiglio regionale del 27 novembre, quando in Aula si tornerà a discutere e votare la proposta di legge di Amati, il centrosinistra farà un ultimo disperato tentativo di ricomporre la situazione: domani, infatti, alle 16 e 30 è stata convocata d’urgenza una riunione dei capigruppo estesa anche ad Emiliano, Amati, Pellegrino e Loizzo. “La gravità della situazione” deve indurre “tutti ad essere responsabilmente presenti”, è il messaggio fatto circolare ieri pomeriggio. Il rischio è quello di una crisi all’interno della maggioranza, i due contendenti – Amati e Pellegrino – non sembrano intenzionati a fare un passo indietro, un accordo è davvero lontano all’orizzonte.

La proposta di legge per l’abbattimento delle liste di attesa di Paolo Pellegrino è sostenuta da Emiliano; quella di Amati, invece, trova consenso nel Pd, nei centristi e nel gruppo Noi a sinistra per la Puglia, ma anche M5S e Forza Italia hanno dichiarato di essere pronti a votarla. Il nodo è la sospensione dell’attività libero-professionale dei medici. La pdl, infatti, individua come soluzione principale per ridurre i tempi di attesa la sospensione dell’Alpi: la ratio è che se i tempi di attesa sono nettamente diversi tra le prestazioni offerte dagli ospedali o ambulatori territoriali e attività libero professionale, il rimedio è l’interruzione temporanea di quest’ultima. La proposta di Pellegrino affronta il problema su tre livelli, a cominciare dalla riorganizzazione di quei reparti in cui i tempi di attesa risultino difformi. Nel caso in cui “la riorganizzazione” non sia sufficiente, Pellegrino suggerisce di utilizzare “una quota del 5%” del totale incassato con l’attività intramoenia”. In sostanza, i soldi incassati con le visite private verrebbero usati per acquistare ulteriore prestazioni.

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