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“Il Comune di Bari è pronto ad attivarsi, in qualsiasi momento, per il sostegno a tutti coloro che si prenderanno cura del piccolo Luigi, ma anche della sua famiglia di origine, che sicuramente sta vivendo un momento doloroso e complesso”. A parlare è Francesca Bottalico, assessore comunale al Welfare, all’indomani della notizia del ritrovamento del neonato nella chiesa di San Giovanni Battista, a Poggiofranco (in foto don Antonio con il piccolo Luigi).

Il piccolo è ora affidato al tutoraggio del medico che se ne è preso carico e che, prossimamente, relazionerà alla Procura per l’affido agli assistenti sociali e, successivamente, ad una comunità. Intanto, sono tante le famiglie baresi che negli scorsi mesi si sono affidate al programma del Comune in sostegno degli affidi e delle adozioni e che, dopo un lungo percorso e una valutazione di tipo sociale e psicologico, potranno essere candidate a prendere con sé il neonato. Mentre l’iter procede, “Luigi potrà contare, certamente, su una culla nella Casa dei Bambini e delle Bambine – spiega Francesca Bottalico – ma anche del supporto a tutti coloro che si prenderanno cura di lui entro i suoi mille giorni di vita, grazie al progetto della Casa della Genitorialità”.

Intanto, questa mattina il sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha fatto visita personalmente al piccolo Luigi, per accertarsi delle sue buone condizioni di salute e per manifestargli l’affetto dell’intera comunità barese. Subito dopo, lo stesso primo cittadino si è recato all’obitorio del Policlinico di Bari per omaggiare la salma del piccolo di due anni morto ieri a causa di un tragico incidente nel campo rom di Japigia.

“Ieri, a Bari – scrive Decaro su Facebook –  mentre un bambino di otto giorni veniva lasciato nella culla termica della parrocchia San Giovanni Battista, un altro bambino di due anni perdeva la vita in un tragico incidente, travolto dall’auto del suo papà. Una piccola vita sbocciava, in un modo così particolare; un’altra sfioriva, per una insopportabile fatalità. Non ho trovato parole appropriate, chissà se ne esistono, per mettere ordine alle emozioni che si accavallavano, contrastanti. L’unica cosa che ho provato a fare è “stare vicino”. Ho incontrato il prof. Nicola Laforgia e i suoi collaboratori che in queste ore si stanno prendendo cura del piccolo Luigi. Ho incontrato, all’obitorio, i genitori che hanno perso tragicamente il loro Ezachel. Perché ora noi dobbiamo prenderci cura di loro, di tutti loro. Senza giudicare, senza recriminare, senza puntare il dito. Così fa una comunità unita, nel dolore e nella speranza, di fronte a due famiglie che oggi più che mai hanno bisogno di noi”.


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