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La Direzione distrettuale Antimafia di Bari coordina le indagini sulla rivolta di ieri sera nel carcere di Bari. A quanto si è appreso 15 detenuti, tutti appartenenti al clan Strisciuglio di Bari e già identificati dagli agenti della Polizia penitenziaria, hanno distrutto gli arredi delle proprie celle per protestare contro il mancato ricovero di un sodale detenuto, rendendo temporaneamente inagibile un piano della terza sezione del penitenziario barese, quella riservata ai detenuti in regime di massima sicurezza.

«La sofferenza di tutti i servizi e il grande sacrificio degli uomini e donne della Polizia penitenziaria non possono passare inosservati. A Bari la situazione degli organici, 100 unità a fronte di una popolazione detenuta di 400 presenze per una capienza tollerabile di 299, determina grave rischio per l’utenza, per gli operatori e per il cittadino». È il commento del segretario generale aggiunto dell’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) Pasquale Montesano, dopo la rivolta di ieri sera nel carcere di Bari. Al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e ai vertici dell’amministrazione penitenziaria, l’Osapp ricorda che «in Puglia si registrano carenze non più tollerabili, aggravate dalla forte presenza sul territorio e nelle strutture penitenziarie di cosche malavitose» e chiede «urgentissime risposte concrete, interventi non più rinviabili». «Come la lotta alle mafie foggiane è diventata una questione nazionale per il Governo – dice Montesano – deve diventare un caso nazionale il disagio degli uomini e donne della polizia penitenziaria pugliese e del sistema penitenziario in particolare a Bari». In una nota il sindacalista aggiunge dettagli sulla rivolta, spiegando che «un detenuto in regime di alta sicurezza» dopo il mancato ricovero in ospedale «ha dato vita a un vero proprio show di violenza con il coinvolgimento di tutta sezione». «Ancora più grave – aggiunge – il fatto che da lì a pochi minuti fuori le mura del carcere si sono assembrati numerosi familiari e forse adepti della criminalità che hanno messo in atto forme di protesta che inducono a pensare ad uno specifico disegno criminoso e destabilizzante del sistema».


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