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Matteo Di Nunno, l’80enne in carcere per l’omicidio del pregiudicato 48enne Giuseppe Caracciolo, ucciso a Canosa di Puglia sabato mattina con due colpi di arma da fuoco al petto, aveva già ucciso due volte.

«Aveva già commesso due omicidi – conferma il procuratore di Trani, Renato Nitti – uno nel 1970 in Germania, un altro nel 2001 in Italia e una serie di altri reati». Il procuratore ha poi evidenziato che «ciò che è veramente importante e decisivo è aver avuto la collaborazione dei cittadini. Probabilmente si sarebbe arrivati al risultato anche senza questa collaborazione, ma è un dato assolutamente significativo. Se si commette un omicidio in piazza, alle 12:10 del sabato mattina, evidentemente è perché c’è un senso di impunità, perché si pensa che i cittadini non collaboreranno mai. Qui i cittadini hanno inteso collaborare». Alcuni testimoni oculari hanno riferito nell’immediatezza dei fatti di aver visto un uomo armato, claudicante, di età avanzata, con camicia chiara e marsupio a tracolla, che si era allontanato subito dopo la sparatoria. Questi elementi, insieme alle immagini estrapolate dalle telecamere di videosorveglianza, hanno consentito di identificare l’autore dell’omicidio in poche ore. In carcere, arrestato in flagranza per la detenzione dell’arma del delitto, è finito anche il figlio 48enne dell’assassino, Roberto Di Nunno.


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