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Allarme povertà in Puglia e aumentano le richieste d’aiuto da parte dei commercianti. E’ quanto raccontato ai nostri microfoni da Marco Tribuzio, direttore operativo presso il Banco delle Opere di Carità, associazione a carattere nazionale che si occupa del recupero dello spreco facendolo diventare risorsa per i più bisognosi.

Persone che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti, lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie, artigiani che hanno dovuto chiudere, persone impiegate nel sommerso che non godono di sussidi o aiuti pubblici e non hanno accesso a risparmi, perché costretti a vivere alla giornata. Sono tante le persone, tra queste i “nuovi” poveri, che con l’aggravarsi della situazione dettata dall’emergenza sanitaria, stanno facendo fatica ad andare avanti e necessitano di supporto.

A conferma di ciò, il dato indicativo emerso da un’analisi dettagliata effettuata da Coldiretti Puglia, dopo l’entrata in vigore del nuovo decreto sulla base dell’andamento delle richieste di enti impegnati nel volontariato, secondo la quale, ad oggi, sono più di 200mila le persone in condizioni di povertà in Puglia, che spesso, non riescono a garantire a sé stessi e alla propria famiglia neanche un pasto caldo.

Dati, questi ultimi, confermati anche da Marco Tribuzio, che ha sottolineato che la percentuale di richiesta di aiuti presso il proprio centro, situato a Bitonto, con una situazione analoga anche presso quelli presenti nell’hinterland pugliese, è notevolmente aumentato.

“Si è avuta un’impennata di almeno il 30% in più rispetto a tutte le persone che generalmente sono assistite da parrocchie, associazioni e gruppi Caritas  – ha spiegato Tribuzio – Ci occupiamo essenzialmente della Puglia centrale, come Banco delle Opere di Carità Bari, più o meno però la situazione è la stessa in tutta la regione: dalla nostra struttura, i dati di gennaio, raccontano che sono usciti aiuti per circa 25mila persone su tutta la Puglia centrale. Adesso siamo arrivati a erogare aiuti per circa 32-33 mila persone”.

Si tratterebbe, secondo Tribuzio, di numeri pari a quelli utili per una città di medie dimensioni. Dati allarmanti cresciuti però, secondo quanto racconta il direttore, in maniera graduale dalla prima fase in poi, fino ad arrivare ad oggi. Nello specifico, nel primo periodo di lockdown vi erano maggiori restrizioni in merito agli spostamenti, pertanto il fenomeno è emerso maggiormente in questa seconda fase pandemica, in cui, sono moltissime le persone che si sono rivolte al servizio, questo nonostante, parallelamente alla riapertura di alcune attività, molte altre persone hanno ripreso a lavorare rinunciando agli aiuti.

Il dato nuovo emerso che preoccupa Tribuzio è, appunto, quello relativo all’aumento delle richieste da parte dei commercianti, segno di un momento storico che sta letteralmente mettendo in crisi il settore. Secondo Tribuzio “Si tratta di un pubblico nettamente diverso da quelli che noi chiamiamo i poveri cronici, ovvero quelle persone che nel tempo si sono relazionate al mondo degli aiuti e che quindi hanno accettato, purtroppo, la loro condizione di povertà. Sono persone che molto spesso si imbarazzano nel chiedere, per loro è la prima volta che entrano in contatto con questo mondo”.

Oltre ai dati numerici, secondo Tribuzio vanno aggiunti però anche i dati “sommersi”, perchè, racconta Tribuzio, “quelli numerici, come le elaborazioni di dati Istat, risentono spesso di un fenomeno che riguarda l’emersione del sommerso”. In Puglia, ha specificato il direttore, il fenomeno della povertà diffuso non è corrispondente ai dati reali, pertanto è possibile che le persone in povertà, che in tempi diversi riuscivano a “sopravvivere alla giornata”, siano in realtà molte di più.

“Nella nostra regione c’è molta gente che lavora in nero, ci sono dunque di persone che erano povere dal punto di vista fiscale, ma riuscivano a sopravvivere campando alla giornata  – ha spiegato Tribuzio – Quel 30% in più va ricondotto pertanto anche a persone che erano già povere, ma latenti. In questa fase è venuta meno quella fonte di reddito e dunque, anche quella fetta di popolazione che normalmente sfugge agli indicatori perché svolge attività che non vengono censite a livello fiscale si è fatta viva. Si tratta di un dato allarmante che vede ancora moltissime persone oggi prive di tutele e aiuti”  – ha specificato Tribuzio.

Un dato, quello appena citato dal direttore, che lascia emergere un’altra questione profondamente dibattuta in questo periodo di emergenza sanitaria, quella della mancanza di regolarizzazione di diverse categorie di lavoratori che si sono ritrovati di fatto, privi di tutele, garanzie e sussidi e, ad oggi, coprono una fetta ingombrante di quelli che sono di fatto “i nuovi poveri”, ai quali vanno aggiunte, come citato poco prima da Tribuzio, tutte le persone che, a causa dell’assenza di diritti e supporto da parte delle istituzioni, vivono in condizioni di “povertà latente”.

Coloro che si rivolgono alla rete di aiuti del Banco delle Opere di Carità, la quale, va specificato, salvo alcuni casi, non fornisce direttamente gli utenti, ma fornisce 150 enti, di cui 30 si trovano a Bari si occupano di sostenere quasi 10mila indigenti, sono persone che  in questo momento storico, segnato dall’emergenza, non riescono a soddisfare i bisogni primari, ovvero soprattutto quelli alimentari.

“Il lato positivo relativo al dato realistico di Coldiretti è che quelle 200mila sono già assistite dai banchi della rete alimentare presenti sul territorio – ha sottolineato Tribuzio – C’è una rete capillare di aiuti da parte di associazioni, dal centro ascolto Caritas, da tanti volontari, ma anche dal Governo, che sta offrendo il proprio supporto. Noi facciamo del nostro meglio, in un momento che vede il nostro lavoro nettamente aumentato. In questo momento bisogna darsi da fare per supportare gli altri e soprattutto sensibilizzare al fatto che chiedere aiuto non deve mettere in imbarazzo. Nessuno ha colpe se ci troviamo in questa situazione” – ha concluso Tribuzio.

 


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