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“Questo periodo sta lasciando il segno, non in senso buono. Molte compagnie teatrali chiuderanno”.  A lanciare l’allarme ai nostri microfoni è Anna Maria Carella, presidente F.I.T.A Puglia (Federazione Italiana Teatro Amatori), in merito alla condizione in cui riversa il settore.

Teatri e sedi associative chiuse, associazioni e compagnie teatrali impossibilitate ad incontrarsi, incertezza dovuta alle aperture ad intermittenza dello scorso ottobre che non permettono di fare una programmazione, ma non solo. Dai professionisti agli amatori fino ad arrivare ai gestori di strutture, ma anche associazioni, le perdite in termini economici, sono così ingenti che, con l’ombra costante dell’aumento dei contagi, si affievolisce sempre più la speranza che, anche con la possibilità di riprendere, si possano riaprire i sipari.

“Ci stiamo reinventando con soluzioni online, ma la situazione è drammatica  –  ha spiegato Carella – Lo è per gli amatori, per le associazioni ferme che non hanno più di che vivere e lo è per chi il teatro lo fa di mestiere. Abbiamo lavorato tanto in estate, in luoghi che mai avrei immaginato per fare teatro. Abbiamo messo a norma tutto, saremmo anche pronti a ripartire, ma non sarebbe la scelta giusta. Molte compagnie, ferme da febbraio, non hanno realizzato allestimenti nuovi” – ha spiegato.

Secondo Carella, una riapertura verso marzo o aprile, così come si vocifera da fonti di governo sarebbe rischiosa. Ad aggravare la situazione, soprattutto nei confronti delle compagnie iscritte all’associazione F.I.T.A (170 in Puglia, oltre 2500 in Italia),  la costante attesa dei ristori dedicati al terzo settore, “mai elargiti fino ad oggi”. Di fatto, i sipari sono chiusi, le luci sono spente, ma le spese continuano ad essere un appuntamento fisso.

“Bisogna calcolare tanti fattori – ha sottolineato –  in pochi si stanno incontrando online per fare le prove. Se dovessero riaprire, tra ritardo vaccini e ipotesi terza ondata, ci ritroveremmo di nuovo punto e a capo. Abbiamo bisogno di avere tempo per programmare. Questo momento, nonostante i suoi lati negativi, può essere un’opportunità per rivedere l’intero settore, sia amatoriale, sia professionistico. Oggi siamo tutti sullo stesso piano, senza differenze, lontani da una delle nostre passioni più grandi” – ha concluso, specificando che, in Puglia, moltissime associazioni che si occupano di teatro a livello amatoriale, sono oggi piegate da una crisi che non permette loro neanche di poter fare promozione sociale e culturale nei territori, che sono lentamente in balia dell’abbandono, con bambini e ragazzi sempre più a rischio di marginalità e devianza.

A fare eco alle preoccupazioni della presidentessa della FITA Puglia, ci sono quelle di Andrea Costantino, gestore del teatro Anche Cinema a Bari, realtà del capoluogo pugliese che, proprio nei mesi precedenti all’incalzare dell’emergenza sanitaria, aveva investito molto nei propri spazi al fine di offrire voce al territorio.

“Non si possono quantificare le perdite che abbiamo avuto – ha spiegato ai nostri microfoni Costatino – ci stiamo rendendo conto adesso che è passato un anno. La situazione è preoccupante, soprattutto per il discorso della programmazione. Non possiamo pretendere di sostituirci a chi è in cabina di regia, solo loro hanno il quadro generale, ma sarebbe opportuno avere più chiara la situazione”.

In particolare, secondo Costantino, la continua incertezza, sommata alle aperture ad intermittenza, rischia di aggravare ulteriormente la situazione, sia dei gestori di teatri, sia di tutti i lavoratori del settore e delle piccole compagnie. La preoccupazione è che non tutti avranno le risorse effettive per poter affrontare una riapertura, soprattutto in vista di soluzioni palliative e della mancanza di una quantificazione economica reale delle possibili risorse destinate alle diverse realtà. Ad ottobre, ad esempio, c’è stata una riapertura che ha portato, inevitabilmente, ad investimenti per rimettere a norma gli spazi, con inoltre, soluzioni a capienza ridotta e, di conseguenza, molte spese che hanno fortemente aggravato le condizioni già precarie del settore.

“Dopo quella riapertura, c’è stato di nuovo un blackout – sottolinea Costantino – Non abbiamo bisogno di questo, a noi serve programmare. Per programmare serve quantificare il tempo in cui saremo chiusi.  Forse sarebbe più utile avere coscienza di questo per prepararsi a dovere e riaprire definitivamente, anche tra un anno. Il nostro è un settore particolare, ci sono tanti occasionali. Adesso tutti siamo in uno stato di sofferenza non indifferente, c’è spaesamento da parte di tutti. Vogliamo capire quale partita possiamo giocare, per costruire, anziché distruggere” – ha sottolineato specificando che la regione e la città metropolitana non hanno lasciato indietro il settore.

“Forse, per le istituzioni, sarebbe utile però approfittare del momento per fare il punto della situazione, magari permettendo collaborazioni tra pubblico e privato – ha concluso Costantino – sarebbe opportuno inoltre, tornare agli spettacoli in presenza con un pubblico più cospicuo, perché il nostro settore già prima, non godeva di molta presenza e partecipazione. Molti cittadini non sanno neanche quante e quali sono le strutture presenti in città. Vogliamo ripartire, ma non con la possibilità di richiudere poco dopo. Serve sapere esattamente che tipo di supporto avremo, dichiarando quali sono i potenziali aiuti così da poter capire se si avrà la capacità o meno di riaprire davvero”.


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