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È stato denunciato a piede libero per il reato di diffamazione aggravata. È accaduto ad un uomo di 40 anni di Monopoli che negli scorsi giorni è stato raggiunto dal provvedimento a seguito di alcuni suoi commenti ingiuriosi rilasciati sotto un post Facebook e rivolti agli agenti della polizia locale del paese. 

A seguito della pubblicazione di un post, da parte di un giornale online locale, contenente la notizia di un normale intervento degli agenti in città, l’uomo avrebbe iniziato a pubblicare commenti indirizzati al Corpo di polizia locale, definendo gli agenti “decerebrati” e “rubastipendio” perché colpevoli, a suo dire, di intervenire “prendendo solo le targhe, senza scattare nemmeno più le foto” e di “compilare, con calma, i verbali successivamente”. 

Per tali dichiarazioni offensive, l’uomo dovrà rispondere di diffamazione aggravata secondo l’articolo 595 (commi 3 e 4) del codice penale, che punisce con pene più severe la diffamazione quando l’offesa della reputazione altrui si realizza con un mezzo di pubblicità o un social network, nei confronti di un soggetto che ricopre, come nel caso di specie, una funzione amministrativa.

Con la sentenza n. 30737/2019, infatti, la Corte di Cassazione afferma che “la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca Facebook integra un’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595, comma terzo, cod. pen., sotto il profilo dell’offesa arrecata con qualsiasi altro mezzo di pubblicità diverso dalla stampa, poiché la condotta in tal modo realizzata è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato, o comunque quantitativamente apprezzabile, di persone e tuttavia non può dirsi posta in essere col mezzo della stampa, non essendo i social network destinati ad un’attività di informazione professionale diretta al pubblico”.

“I leoni da tastiera – è il commento del dirigente comandante della polizia locale di Monopoli – rappresentano la nuova frontiera della cattiveria gratuita. La maldicenza è una pratica purtroppo abusata che al tempo dei social ha ampliato i suoi effetti: da Rossini, che nel Barbiere di Siviglia definisce la calunnia un venticello, un’arietta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente incomincia a sussurrar, siamo passati all’offesa sui social che in maniera istantanea raggiunge una moltitudine di persone, con danni enormi all’immagine di chi ne è colpito”. 


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