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È stato ritrovato senza vita, nel pomeriggio di ieri, sul lungomare di Barletta. L’uomo, di nazionalità straniera e senza fissa dimora, è stato dichiarato morto dal personale del 118 allertato da alcuni clochard con cui pare che la vittima condividesse un casolare abbandonato. Il decesso sarebbe avvenuto per cause naturali e, probabilmente, anche a seguito dell’ondata di gelo che ha colpito la Puglia negli scorsi giorni.

Sul posto, oltre alla presenza dei sanitari, era stato necessario l’intervento dei carabinieri, dei vigili del fuoco di Barletta e degli uomini del soccorso acquatico della Bat, dal momento che il casolare si trova in una zona che, a causa del maltempo, si era trasformato in un pantano. “Ieri si è consumata una tragedia che ci lascia sgomenti – è il commento del sindaco di Barletta, Mino Cannito – Dal confort delle nostre esistenze diventa difficile immaginare che di freddo si possa morire, che ci siano persone che non hanno un luogo dove andare a trovare riparo. È grande il dolore per la morte di quell’uomo di cui non conosciamo neanche il nome, la storia, l’età – prosegue nella sua nota ufficiale il primo cittadino – Non c’è nulla di giusto e normale in tutto questo. Ci dispiace che la sua esistenza sia cessata in solitudine, senza nessuno che gli tenesse una mano. La sua morte è una sconfitta per tutti noi”.

Cannito assicura l’impegno da parte dell’amministrazione comunale per contattare i familiari della vittima e per seppellire la sua salma. “Esistono, però – prosegue – nella nostra città, luoghi che l’amministrazione comunale sostiene e finanzia, come la Caritas, che offrono un rifugio a chi ne ha bisogno, ma la povertà e le situazioni di disagio sono aumentate e probabilmente non tutti riescono ad essere accolti e la pandemia non aiuta. Sono tanti gli angoli, i ruderi, le strade che offrono un riparo di fortuna a queste persone disperate, né glielo si può impedire senza offrire loro alternative dignitose, che il comune non ha. Quel casolare, di proprietà del demanio marittimo – racconta Cannito – non è di certo un rifugio sicuro, ma spesso è l’unico che queste persone trovano.Si coglie l’occasione per ringraziare tutti i volontari per l’enorme impegno, soprattutto le unità di strada che si prodigano per raggiungere, fra i poveri, quelli più disperati”. 


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