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“Se mi dovessi ammalare chi si prenderebbe cura di mio figlio? E se mio figlio si dovesse ammalare ed essere ricoverato come ci si prenderebbe cura di lui? Come gestire il ricovero di un ragazzo autistico che non parla e mal sopporta le costrizioni laddove, ad esempio, dovesse anche tenere la testa dentro un casco?” Sono le domande che si pone Giovanni, un papà di Latiano, in provincia di Brindisi e che condivide sul suo profilo Facebook insieme ad uno scatto che lo ritrae insieme a suo figlio malato di autismo, per accendere un riflettore su una tematica molto cara alle famiglie con figli disabili.

“Nel piano vaccinale elaborato dal ministero della Salute tra le “persone estremamente vulnerabili” da vaccinare prioritariamente non rientrano nell’immediato le diverse forme di disabilità fra le quali, ad esempio, il disturbo dello spettro autistico, quello di mio figlio Andrea – spiega – Né, tantomeno, vi rientrano i loro caregiver, cioè coloro che assistono queste persone. Ciò significa che un ragazzo autistico, che con i suoi comportamenti si espone di fatto maggiormente al rischio di contagio è considerato un disabile di serie B”, prosegue Giovanni.

Il papà di Andrea racconta di voler inviare una lettera aperta, in questo modo, al ministro della Salute Roberto Speranza, al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano e all’assessore regionale alla Sanità Pier Luigi Lopalco, per raccontare loro che i gesti più comuni delle persone autistiche (come toccare gli oggetti indistintamente, avvicinarsi alle persone, a volte anche sconosciute, togliere senza preavviso o non riuscire a portare la mascherina) li fanno esporre ad un grande rischio assieme alle loro famiglie e a tutti gli operatori che interagiscono con loro, sia a scuola che a casa.

“É urgente tutelare queste persone vaccinandole assieme ai loro familiari e ai loro operatori. Un’azione da mettere in campo al più presto, anche per sanare la disparità di trattamento che si sta avendo – scrive Giovanni – In questo momento, infatti, la priorità nella vaccinazione è riconosciuta alle strutture sanitarie anche per tutelare gli operatori. Giustissimo, ma non dimentichiamoci degli altri disabili e dei ragazzi autistici che vivono in casa. Perché queste persone sono seguite dai loro familiari e caregiver ma ruotano attorno a loro anche logopedisti, fisioterapisti, psicologi, assistenti domiciliari, familiari e non, che a loro volta frequentano altre case”. La richiesta è, dunque, da parte di questo genitore, quella di sanare subito tale disparità.

“In questo anno di pandemia abbiamo gestito i nostri figli e parenti disabili senza l’aiuto di nessuno. Uno sforzo che conosciamo e abbiamo sopportato anche perché allenati – racconta – Oggi che esiste un vaccino sarebbe opportuno che il nostro impegno, che tutti ci riconoscono a parole, fosse premiato con un’iniziativa concreta: indicare nei protocolli ministeriali che vanno vaccinate prioritariamente tutte le persone disabili maggiormente vulnerabili, a cominciare da quelle gravi e gravissime, assieme ai loro familiari e caregiver. Combattiamo da sempre per i nostri diritti perché vogliamo che siano riconosciuti – si legge nel post di questo papà pugliese – E non vogliamo essere considerati genitori di disabili di serie B, né essere lasciati soli con il rischio di essere considerati anche dei potenziali untori e quindi, come tali, da tenere a distanza. Bisogna intervenire subito. Fate presto”, conclude.


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