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“Il Covid va sconfitto affidandoci alla scienza e cercando quotidianamente soluzioni innovative per tutelare il diritto alla salute e il futuro dei nostri ragazzi”. A scriverlo, in un post pubblicato sui social, è Paola Romano, assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Bari che, a dicembre scorso, ha aderito al progetto “Misuriamo la CO2 a scuola”. Obiettivo – spiega l’assessore: “Dimostrare che dove vi è un ricambio di aria, vi è anche minore probabilità di contagio”.

Negli ultimi mesi, infatti, nel progetto pilota, portato avanti dal Sima (Società Italiana di Medicina Ambientale) e coordinato dal professor Gianluigi De Gennaro, Chimico dell’Ambiente dell’Università di Bari, si è cercato di controllare, attraverso la concentrazione della Co2, l’areazione nelle classi del capoluogo pugliese per conoscere e ridurre il rischio di trasmissione di Covid-19. Stando a fonti scientifiche si fa sempre più forte la teoria che il virus si trasmetta maggiormente in ambienti al chiuso, ragion per cui questi ultimi devono essere opportunatamente areati e purificati. “Abbiamo scelto di aderire a questo progetto perché ci è sembrato molto utile il dato che gli esperti volevano ricercare – ha commentato l’assessore – ovvero quello della correlazione tra la presenza dell’anidride carbonica con la diffusione del Covid. Quando ci hanno contattato, perché avevano bisogno di scuole non abbiamo esitato ad offrire la nostra collaborazione. Loro, sostanzialmente, sostengono che se c’è molta Co2 in uno spazio, si respira l’aria dell’altro. Un fattore che crea diffusione del contagio” – ha spiegato Romano.

Lo studio, portato avanti anche in altre città d’Italia, vede 12 scuole pugliesi coinvolte nella sperimentazione. In alcune delle aule degli istituti che hanno aderito, è stato inserito, nello specifico, un dispositivo che monitora costantemente la presenza di Co2 nelle classi, fornendo dati utili per comprendere quanto questo incide sulla diffusione del virus. “Durante la prima settimana i ricercatori non hanno riferito alla classe della presenza di una sonda – ha sottolineato Romano – questo ha permesso di comprendere quanto semplici comportamenti possano incidere su questa componente. Successivamente, i  ricercatori, hanno invece fornito delle indicazioni agli insegnanti che aprivano porte e finestre a seconda dei loro comandi. Da lì è stato possibile valutare i cambiamenti. Fermo restando che non è esclusa la possibilità di contagio, vogliamo dimostrare che dove vi è ricambio d’aria il contagio è minore e che, in generale, una corretta areazione, rende gli ambienti più sicuri”.

L’attività sperimentale del SIMA è possibile, in particolare, grazie al supporto tecnologico della startup tarantina Befreest che, attraverso l’utilizzo del dispositivo “nose” e sfruttando la tecnologia IoT, permette una rilevazione in tempo reale della concentrazione di CO2 negli ambienti. Al momento, le scuole coinvolte in Puglia si trovano nello specifico, oltre che a Bari, anche a Lecce, Taranto, Brindisi, Molfetta, Bisceglie e Foggia. I parametri rilevati, ancora in fase di elaborazione, confluiranno in un’applicazione grazie alla quale si potranno leggere in tempo reale i dati acquisiti. Le analisi finora condotte hanno avuto esito positivo. La sperimentazione però proseguirà nelle prossime settimane al fine di ottenere maggiori informazioni in merito.

“Il Covid ci colpisce particolarmente quando siamo in luoghi chiusi e affollati. Insieme ai nostri ricercatori stiamo lavorando da un anno per trovare soluzioni efficaci. Siamo contenti di poter avere queste risorse intellettuali sul territorio affinché si porti avanti questa ricerca – ha concluso Romano – dobbiamo utilizzare tutta l’innovazione possibile per far si che i bambini siano in classe”.


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