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Saracinesche sollevate dalle 9 alle 13 di domani. È la “manifestazione bianca” dei parrucchieri e degli estetisti di Puglia e, in particolare, delle imprese del settore aderenti a Confartigianato. Denominata così per la volontà di aprire le attività senza, di fatto, lavorare, la protesta vuol essere un grido per manifestare la propria difficoltà al grido di “il nostro lavoro non è un gioco”.

Sonio circa 10mila, infatti, le imprese del settore estetico in Puglia: si tratta, in larga parte, di imprese artigiane, a conduzione unica o familiare che, a causa del prolungarsi delle restrizioni da zona rossa sul territorio pugliese, sono ferme da più di un mese. Tra queste, i saloni di barbiere e parrucchiere, le attività che offrono servizi per i parrucchieri e i centri estetici, le imprese che si occupano di servizi di manicure e pedicure. Nel dettaglio si tratta di 2.931 imprese nella sola provincia di Bari; 1.079 in quella di Barletta-Andria-Trani; 1.003 in quella di Brindisi; 1.249 in quella di Foggia; 2.155 in quella di Lecce; 1.247 in quella di Taranto. Nel complesso, un settore che nel solo anno 2020, dello stop causato dalla prima e della seconda ondata pandemica, ha subìto perdite per oltre 2 miliardi di euro.

“Abbiamo deciso di manifestare per incanalare ed esprimere un disagio ormai fortissimo all’interno del comparto – è il commento di Silvia Palattella, presidentessa degli acconciatori di Confartigianato Puglia, che prosegue – I dati parlano chiaro: saloni di acconciatura, barberie e centri estetici non hanno alcun impatto rispetto alla crescita del contagio. Sebbene nei fatti siano le più sicure, nostre attività sono ritenute “pericolose” a prescindere e per questo siamo costretti ad abbassare la saracinesca”.

Commento a cui fa eco quello di Raffaella Semeraro, presidente degli estetisti di Confartigianato Puglia: “I nostri saloni e i nostri centri estetici sono le attività più sicure in assoluto poiché, già in tempi normali, sono tenute ad adottare protocolli igienici di livello sanitario – spiega – Con l’avvento del Covid19 abbiamo ulteriormente integrato le procedure interne per garantire la massima protezione nostra, dei nostri collaboratori e dei clienti. Per ogni professionista che chiude c’è un abusivo che si mette in moto operando a domicilio – sottolinea, ancora, Raffaella Semeraro – questo sì è un rischio per la salute e amplifica la diffusione del virus, visto che per loro non valgono controlli né norme di sicurezza né, ovviamente, tasse e tributi. Insomma, oltre al danno, la beffa. Ecco perché chiediamo di poter tornare subito a lavorare: è una questione di sopravvivenza, di giustizia e anche di semplice buon senso”, conclude.

(Foto di repertorio)


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