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La Corte di Cassazione ha confermato le condanne, rendendole definitive, nei confronti dei capi clan baresi Savino Parisi ed Eugenio Palermiti, imputati nel processo «Do ut des» sulle estorsioni ai cantieri edili del quartiere Japigia di Bari e della provincia, commesse da uomini delle due associazioni mafiose alleate imponendo guardianie e carichi di merci da fornitori amici.

Per il boss «Savinuccio» è diventata così irrevocabile, dopo il rigetto del ricorso, la condanna a 6 anni di reclusione. Per il boss Palermiti, il cui ricorso è stato giudicato inammissibile, è definitiva la condanna a 5 anni di reclusione. Rigettati i ricorsi di altri 13 imputati. Annullata con rinvio, per la riquantificazione delle pene, la sentenza nei confronti di ulteriori 11 imputati, tra i quali i fratelli del capo clan, Michele e Giuseppe Parisi. I fatti contestati risalgono agli anni 2010-2015. Gli imputati rispondevano, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di armi, lesioni personali, violazione di domicilio, invasione di terreni ed edifici, furto, illecita concorrenza con minaccia e violenza, favoreggiamento. Le indagini della Squadra mobile, coordinate dalla Dda di Bari, portarono nel marzo 2016 all’arresto di 30 persone. Nel processo erano costituiti come parti civili il Comune di Bari, Confindustria Bari, Fai Antiracket di Molfetta, Ance, Arca e sei imprenditori.


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