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Ventisette sub in azione, 8 quintali e mezzo di rifiuti rinvenuti, 3 quintali di materiale plastico. A far compagnia, si fa per dire, alla natura marina: vetroresina, plastica, ferro, componenti di elettronica e gomma. Questi i “veleni” rinvenuti in una sola giornata di lavoro nei fondali di Santa Maria di Leuca. L’iniziativa rientra in una serie di attività svolte dagli uomini della Guardia Costiera di tutta Italia, in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani.

I sommozzatori dei Nuclei sub della Guardia Costiera, insieme a centinaia di subacquei volontari, si sono immersi nelle darsene e nei porticcioli di diverse regioni costiere d’Italia. La campagna si chiama “Mare Pulito” ed è la più importante iniziativa di pulizia dei fondali mai realizzata in Italia, organizzata congiuntamente dal progetto europeo Clean Sea LIFE e dal Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera. Lo scopo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sostenibilità ambientale in difesa degli ecosistemi marini e costieri.

“’Mare Pulito’ – spiega il capitano di Vascello, Alessandro Ducci (capo ufficio Direzione marittima di Bari) –  rappresenta un’azione concreta a favore del nostro mare e del nostro futuro, ma rappresenta anche un’iniziativa volta ad evidenziare quanto l’impatto dell’uomo possa essere determinante per la salute degli ecosistemi marini”.

Questa campagna è l’ultima di una serie di iniziative della Guardia costiera volte da una parte a monitorare il rispetto delle regole in mare dall’altra a educare e formare a un corretto comportamento nei confronti del mare e della sua salute.

“E’ ancora in corso – racconta Ducci –  “Reti fantasma”, una attività  grazie alla quale abbiamo recuperato 6 tonnellate di reti abbandonate. Poi con l’ operazione  ‘Onda blu’ ci siamo concentrati soprattutto sui reati ambientali e gli scarichi abusivi. Come più volte detto – aggiunge – il lockdown ha consentito al mare di rigenerarsi: lo confermano i dati dell’Arpa. Ma lo smaltimento dei rifiuti non regolari e la plastica continuano a essere il problema più grave. Ecco perché abbiamo ritenuto di svolgere non solo azioni di controllo e monitoraggio ma anche di formazione ed educazione: abbiamo realizzato importanti progetti nelle scuole. Sono i giovani quelli da educare, perché non abbiamo più tempo. Se continuiamo così – conclude – nel 2050 in mare sarà più facile trovare plastica che pesci”.

Lo scorso anno, un analoga operazione di bonifica ha portato al recupero di circa 12 tonnellate di rifiuti raccolti nei porti, nelle aree protette e nelle zone archeologiche sommerse di tutte le regioni: copertoni di ruote, attrezzi da pesca, sacchetti e bottiglie di plastica e vetro, guanti e stoviglie monouso, mascherine, ma anche tubi, latte, fusti metallici, sedie, pattini per bimbi, fuochi d’artificio e persino motorini.


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