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Rispetto per l’ambiente, tecnologia all’avanguardia e città con servizi sempre più smart. Sono i pilastri alla base della sperimentazione che nella prossima primavera, vedrà la presenza (per il momento solo in alcuni luoghi) di bus a guida autonoma. Si tratta, in particolare, dei mezzi di Navya, azienda francese specializzata nella progettazione e costruzione di veicoli autonomi ed elettrici.

Questi ultimi, sono capaci di percorrere anche lunghi tratti senza la presenza di autisti alla guida del mezzo, fattore che da una parte può far paura, ma che, allo stesso tempo, apre le porte alla mobilità del futuro. Una prima sperimentazione nel Barese è stata effettuata lo scorso 22 novembre all’Innovation Lab di Tim luogo in cui, ci ha raccontato il vicesindaco, Eugenio Di Sciascio “Sono stati effettuati alcuni test che hanno stressato parecchio il veicolo”.

Obiettivo, constatarne la sicurezza in virtù del suo futuro utilizzo in città: se in un primo momento infatti, l’intento è quello di testarli in luoghi come centri storici o aree in cui è prevista una percorrenza a velocità limitata, non è esclusa la possibilità che in un futuro (forse non troppo lontano), possano essere utilizzati per tratti brevi anche nel contesto urbano.  “Sicuramente c’è un tema d’accettazione – ha spiegato Di Sciascio – dobbiamo comprendere come le persone percepiscono un mezzo di questo genere. L’innovazione non è facilmente accettabile e pertanto è necessario sperimentare. A lungo termine andiamo verso questa tipologia di mezzi, soprattutto in ambiente urbano, dove ci sono percorsi predefiniti e controllati. E’ chiaro che non sostituiremo dall’oggi al domani i mezzi, ma la tecnologia si evolve, non dobbiamo arrivare per ultimi” – ha sottolineato.

Il bus sperimentato nel Barese ha 15 posti ed è (così come gli prototipi dell’azienda) completamente elettrico, pertanto, ha precisato ancora il vicesindaco “Non inquina”. Il percorso da effettuare viene definito in maniera informatica e i bus sono in grado di reagire in maniera autonoma agli imprevisti. Nel corso della sperimentazione sono state infatti effettuate diverse prove che comprendono, tra le altre, anche la probabilità che il bus incontri ostacoli, come ad esempio monopattini elettrici, pedoni o, ha ironizzato il vicesindaco, “auto parcheggiate in doppia fila”. Nel caso di ostatoli il bus è infatti progettato per fermarsi.

“Al momento – ha proseguito Di Sciascio – secondo normativa è prevista una persona a bordo. Quest’ultima può intervenire nel caso di guasti. Il mezzo è dotato i otto radar utili per controllare l’area circostante e reagire tempestivamente se una persona passa.  Il mezzo si ferma e riparte, proseguendo lungo la direttrice predeterminata. Anche le fermate sono effettuate secondo previsione, c’è però la possibilità di richiamare il mezzo tramite un’applicazione.  Chiunque, tramite l’app, una volta constatato se fermo o meno, può chiamare il mezzo che raggiungerà automaticamente la fermata selezionata – ha raccontato ancora.

Il progetto, finanziato dal Mise, sarà ora oggetto di studio e continua sperimentazione da parte della Casa delle Tecnologie emergenti. “Siamo una delle 5 città che ha vinto il progetto di innovazione – ha spiegato infine il vicesindaco – lo porteremo avanti nel prossimo triennio, con vari partner accademici e industriali. Il mezzo ha reagito molto bene durante la sperimentazione, non bisogna avere paura, questa è evoluzione, dobbiamo imparare a comprendere come funzionano le cose e non farci trovare impreparati” – ha concluso.


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