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“Una delle opere più disastrose, per vastità e conseguenze future per la città di Bari, dal 900 ad oggi, mai realizzate nella nostra terra. Un’opera in un’ansa con bassissimi fondali, che non trova alcuna giustificazione sul piano economico, ambientale, urbanistico e sociale”. Non usa troppi giri di parole il Comitato Fronte del Porto per l’incessante procedere dei “grandi” lavori di dragaggio dei fondali all’interno del porto di Bari, per realizzazione della colmata di Marisabella.

“Un’opera che sconvolge un’intera città con la distruzione dell’equilibro di una vasta area ad elevata fragilità idrogeologica interessata dalla confluenza di importanti falde sotterranee. A tutto ciò si è aggiunto il silenzio assordante del mondo accademico e in particolare del Politecnico e quello di Legambiente, la più importante associazione ambientalista italiana. L’autorità Portuale  – spiega il Comitato- è dovuta ricorrere al noleggio di una delle più gradi navi al mondo per dragare i bassi fondali rocciosi dell’ansa di Marisabella , sforando pesantemente i costi dell’opera per varie decine di milioni di euro (si stimano 60 milioni di euro)”.

“Le acque dell’ansa di Marisabella in queste ore – prosegue il comitato –  sono torbide come è torbida tutta la vicenda.   A rendere torbida la storia dello scellerato progetto della Colmata di Marisabella – sottolinea il comitato-  ha giocato un ruolo improprio nel 2006 lo Stesso Ministero dell’Ambiente, con l’allora Ministro Alfonso Pecoraro Scanio, che ne autorizzò l’opera senza procedere alla Valutazione di Impatto Ambientale, esautorando la Regione Puglia dalla sua competenza autorizzativa del progetto originario e ancor più dalla sua scelta politica, trattandosi il porto di Bari di Porto rientrante per dimensioni e classe nelle prerogative regionali. Il comitato Fronte del Porto – -concludono- non cesserà di esercitare in ogni ambito la sua azione civica di controllo anche in questa fase avanzata del dragaggio, tenendo viva la speranza di un ravvedimento degli ‘attori’ in campo, che possa cancellare la vergogna che tale opera produce collettivamente”.


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