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Furti di codici per accedere ai conti correnti: “Se la banca non dimostra la colpa del cliente, deve rimborsarlo”

Pubblicato da: Samantha Dell'Edera | Sab, 5 Novembre 2022 - 11:00
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Si chiama “Spoofing” ed è una nuova tecnica utilizzata da hacker per rubare informazioni importanti o accedere a conti bancari. Lo “spoofing” può avvenire in vario modo, tramite l’invio di messaggi ad un computer usando un indirizzo IP che fa sembrare che il messaggio sia stato inviato da una fonte attendibile, in email  tramite la modifica dell’intestazione di una mail per farla sembrare proveniente da qualcuno o qualcosa di diverso dalla fonte effettiva e con il  DNS (la modifica del server DNS al fine di dirottare un nome di dominio specifico verso un indirizzo IP diverso).

 

L’obiettivo è di ingannare il destinatario portandolo poi a comunicare dati personali e persino codici per l’accesso ai conti bancari.  Lo spoofing delle mail è il più semplice da riconoscere, in quanto attacca direttamente gli utenti. Qualsiasi mail insolita che richieda informazioni sensibili potrebbe nascondere un tentativo di spoofing, specialmente se richiede l’inserimento di nome utente e password. Dati che non vengono mai richiesti dai siti ufficiali. Quando lo “spoofing” avviene tramite chiamata, in quel caso bisogna stare molto più attenti e ricordarsi che mai nessun istituto di credito chiederà telefonicamente i codici di accesso o di rivelare codici arrivati sui telefonini. 

Una recentissima decisione dell’A.B.F. (Arbitro bancario finanziario) di Roma, n. 12005 del 1/09/2022 conferma come nel caso di “spoofing” è la banca a dover dimostrare la colpa grave del cliente, e se ciò non avviene egli deve essere rimborsato integralmente delle somme fraudolentemente prelevate.

“Secondo l’Arbitro Bancario Finanziario non emergeva dal tenore dell’sms ricevuto nulla di anomalo; infatti lo stesso si inseriva nello storico delle conversazioni già intercorse con l’intermediario, e risultava formalmente e grammaticalmente corretto  – spiegano dal Codacons, facendo riferimento alla sentenza –  Il cliente ha quindi diritto ad ottenere il rimborso di tutte le somme a lui fraudolentemente prelevate”.
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