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Telemarketing selvaggio, il Garante confisca le banche dati

L'autorità ha inoltre colpito con sanzioni le società coinvolte. Plauso dalle associazioni dei consumatori

Pubblicato da: redazione | Lun, 12 Giugno 2023 - 12:28

Un nuovo pacchetto di provvedimenti del Garante privacy contro la piaga del telemarketing selvaggio dopo le recenti confische delle banche dati di alcuni call center.

L’Autorità in particolare ha adottato tre provvedimenti correttivi e sanzionatori, originati da diverse indagini: nel settore telefonico Tim è stata sanzionata per oltre 7 milioni di euro, mentre nel settore energetico Green Network e Sorgenia si sono viste irrogare rispettivamente sanzioni per 237.800 euro e 676.956 euro.

L’Autorità ha adottato tre provvedimenti correttivi e sanzionatori, originati da diverse indagini e tutte particolarmente rilevanti: nel settore telefonico, Tim S.p.A. è stata sanzionata per 7.631.175 euro, mentre nel settore energetico Green Network S.p.A. e Sorgenia S.p.A si sono viste irrogare rispettivamente sanzioni per 237.800 euro e 676.956 euro.

Nello specifico, a Tim è stata contestata una non adeguata sorveglianza sui call center abusivi, estranei alla sua rete ufficiale, ma anche ulteriori aspetti, quali il riscontro talora inadeguato alle richieste di esercizio dei diritti degli interessati e l’erronea pubblicazione di dati personali nei pubblici elenchi telefonici senza il consenso degli interessati.

L’Autorità, in particolare nel provvedimento relativo a TIM SpA, già oggetto di precedenti accertamenti e sanzioni, ha evidenziato alcuni importanti miglioramenti compiuti, probabile testimonianza della buona volontà delle grandi imprese, ma al tempo stesso dell’esigenza di ulteriori e più incisivi passi verso l’eradicazione di una vera e propria piaga sociale che danneggia gli operatori corretti ed esaspera, ormai a livelli non più accettabili, i cittadini.

Le due compagnie energetiche (Green Network e Sorgenia) sono state invece sanzionate, in particolare, per non aver approntato misure idonee a garantire la tracciabilità di tutte le operazioni svolte sulle piattaforme di caricamento delle proposte contrattuali e per non aver dimostrato la piena contezza di tutti i trattamenti svolti nell’ambito della filiera del telemarketing.

“L’intento principale di questo nuovo intervento – spiega il Garante –  è quello di colpire tutte le possibili porte di accesso del sottobosco all’interno del patrimonio informativo e commerciale delle società telefoniche ed energetiche”.

Come precisato più volte dal Garante, infatti, senza un adeguato controllo da parte delle aziende committenti dell’intera “catena” di operazioni che porta alla conclusione di un contratto, il “sottobosco” dei call center illegali continuerà a ricevere – quasi sempre in violazione delle norme fiscali e giuslavoristiche, oltre che di quelle sulla protezione dei dati – quella remunerazione che ne permette la sopravvivenza e, addirittura, la proliferazione.

La decisione del Garante della privacy è stata accolta favorevolmente dalle associazioni dei consumatori.  “Apprendiamo con soddisfazione dell’operazione di contrasto al telemarketing selvaggio svolta dal Garante Privacy – spiega infatti la Federconsumatori. ” Si tratta, ne siamo certi, solo della punta dell’iceberg, che tuttavia costituisce pur sempre un passo avanti nella tutela del diritto alla riservatezza dei cittadini, soprattutto perché solo intaccando il “mondo sommerso” di questi stessi database si potrà rendere realmente efficace il Registro Pubblico delle Opposizioni. Fino a questo momento l’efficacia di questo stesso strumento è stata pesantemente penalizzata proprio dall’attività delle società che non rispettano la normativa vigente in materia di privacy.

Come Federconsumatori  – continuano – portiamo avanti da molti anni una strenua battaglia a difesa della privacy dei cittadini: auspichiamo quindi che l’intervento del Garante serva a contrastare le condotte illecite e chiediamo infine che l’Authority, in nome della trasparenza, renda pubblici i riferimenti degli operatori che si affidano a società che, infrangendo la legge, non hanno alcun rispetto dei cittadini e del loro fondamentale diritto alla riservatezza”.

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