La polemica sulla gestione della movida notturna a Bari si arricchisce di un nuovo capitolo. Non più soltanto i comunicati formali dei comitati di quartiere, ma la voce diretta dei singoli cittadini che affidano ai social e alle denunce fotografiche la propria esasperazione. Al centro del mirino, questa volta, finiscono non solo i rumori molesti e l’assenza di controlli, ma anche l’emergenza sporcizia e le giustificazioni culturali della politica locale, accusata di provincialismo. L’ultimo sfogo documenta una situazione ormai fuori controllo già dalle prime ore del mattino. “Alle due di stanotte (sabato, ndr) c’erano ancora bagordi in pubblica via”, racconta una residente barese, evidenziando il pesante impatto visivo e logistico lasciato della notte precedente: “Anche stamane gli operatori ecologici sono costretti al doppio della fatica perché i rifiuti vengono tutti gettati per strada”. Da qui il sollecito diretto all’azienda municipalizzata dell’igiene urbana: “Amiu, se ci sei, batti un colpo sull’integrazione dello svuotamento bidoni nelle ore notturne”.
Ma la denuncia della cittadina si sposta rapidamente sul piano del confronto politico e culturale, scardinando un vecchio cliché spesso utilizzato per giustificare la tolleranza verso gli eccessi notturni nei centri del Mezzogiorno. Il termine di paragone è la Lombardia: “Proprio ieri, la mia amica bergamasca mi raccontava che, nella sua via, un locale molto in voga chiude alle 22 per evitare di arrecare disturbo ai residenti, invitando così molti di loro a proseguire la serata in casa”. Un modello che la residente definisce un ‘paradiso della civiltà’, lanciando una frecciata diretta a Palazzo di Città. L’attacco frontale è indirizzato a un esponente della giunta comunale: “Questo lo dico perché c’è qualche assessore che considera le abitudini del Nord Italia diverse dal Sud Italia, quindi ha continuato a raccontare la storiella che al Sud si può rimanere fino all’alba a gozzovigliare a danno dei residenti anziani o meno, mentre al Nord vanno tutti a letto con le galline. Si vede che non viaggiano oltre il perimetro di casa”. La richiesta finale ricalca le tappe di una battaglia legale e civile che i residenti stanno portando avanti da mesi, chiedendo che il diritto al riposo non venga sacrificato in nome del profitto commerciale. “Adesso, nella libertà di tutti, sarebbe opportuno che ci fossero almeno i controlli della Polizia Locale per evitare gli eccessi”, conclude la residente, invocando pattuglie mirate per arginare l'”inquinamento acustico prolungato durante la notte e lo scorrazzamento di motorini nelle zone pedonali, come piazze e giardini”. Le immagini dei cumuli di bicchieri e bottiglie abbandonate sui marciapiedi rimangono a testimoniare una distanza ancora siderale tra le promesse di decoro e la realtà dei fatti.